L’ultima sequenza di Star Wars: The Rise of Skywalker, che chiude poeticamente il cerchio intorno alla famiglia più famosa della Galassia lontana lontana, è ricca di simbolismo e significato. Di seguito parleremo proprio di tutti i particolari presenti nella scena, quindi occhio agli SPOILER se non avete ancora visto il film.

Il finale di The Rise of Skywalker

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L’iconica scena in cui Luke osserva i due soli di Tatooine. Fonte: the conversation

Come sappiamo, nell’ultima scena di Episodio IX Rey si reca su Tatooine presso l’abitazione dei Lars, dove tutto è cominciato, per seppellire le spade laser di Luke e Leia. Questo gesto ha un significato molto forte, che ci è stato spiegato dal co-sceneggiatore Chris Terrio: “Abbiamo pensato che fosse un giusto omaggio e che annullasse il ‘peccato originale’ alla fine del terzo film, che è la separazione dei gemelli. Ovviamente dovevano essere separati per tenerli al sicuro: i primi sei film non esisterebbero se non fossero stati separati! Ma ci sembrava che fosse quasi come un errore che doveva essere corretto. Abbiamo deliberatamente descritto nella sceneggiatura il rivestimento alle spade, come se vi fossero avvolti dei bambini.

“In Episodio III i due bambini sono in fasce: uno viene inviato a Tatooine per essere un contadino, e l’altra viene inviata ad Alderaan per diventare una principessa. La casa di Leia non esiste più , quindi abbiamo pensato: “Beh, Luke potrebbe portare Leia a casa sua dove è cresciuto e dove abbiamo visto Star Wars per la prima volta.”

Come ricorderete infatti prima di seppellire le spade Rey le avvolge accuratamente con una fascia. Un riferimento-omaggio che, alla luce delle parole di Terrio, reputo stupendo. L’apparizione di Luke e Leia di nuovo insieme non fa altro che sancire questa chiusura del cerchio. Ma rimane ancora la situazione più intrigante da analizzare.

Simbolismo “anagrafico”

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Rey nel finale di The Rise of Skywalker

La parte più intrigante della scena finale è quella in cui Rey afferma di chiamarsi Skywalker. In merito Chris Terrio dice: “Ci è sembrata la fine giusta, perché all’inizio della trilogia c’è uno Skywalker che essenzialmente è nuovamente corrotto come Anakin, per diventare più simile a Palpatine. Alla fine abbiamo pensato che la vittoria finale della Luce e l’ultimo atto di autoaffermazione per Rey fosse quello di dichiarare che nonostante il suo sangue è una Skywalker. In quel momento, gli Skywalker vincono davvero nella saga”.

Terrio ci illustra un concetto al quale avevo pensato anche io. Rey è da sempre alla ricerca delle sue radici, e quando scopre la terribile verità di essere una Palpatine le sue certezze vacillano, fino a che gli interventi di Leia e di Luke non la riportano sulla retta via. Rey è l’esempio del fatto che non si può essere giudicati per il nome che si porta o il proprio sangue, ma dalle azioni che si compiono e dalla vita che si sceglie di mettere in atto.

In Rey scorrerà per sempre il sangue di suo nonno Palpatine, uno dei Sith più potenti e sanguinari, macchiatosi di crimini orribili. Ma lei decide di essere una Skywalker perché, oltre ad avere lo spirito di Ben, gli Skywalker sono stati la sua famiglia. Le persone che hanno sempre creduto in lei nonostante tutto.

L’immancabile tramonto dei due soli di Tatooine, infine, chiude poeticamente il cerchio sulla saga degli Skywalker. Cosa ne pensate di questa scena? Vi è piaciuto il suo simbolismo? Ditecelo come sempre nei commenti! Continuate a seguirci, vi terremo costantemente aggiornati su tutte le novità riguardanti Star Wars.

Fonte: CB