STOP disoccupazione, adesso è vietato dalla legge Meloni: il Fisco sta inviando multe da 3.000€ | Cercati un lavoro per giustificarti

Stop disoccupazione illustrazione (Canva foto) - www.insolenzadir2d2.it
Adesso è vietato rimanere senza lavoro: il Fisco fa controlli a tappeto, la legge Meloni prevede multe salatissime.
In tempi in cui le dinamiche occupazionali si intrecciano sempre più con le politiche fiscali, restare senza lavoro potrebbe non essere solo una questione di reddito, ma anche di responsabilità verso l’erario.
Non è più sufficiente dichiarare poco o niente per sentirsi al riparo: il Fisco osserva, incrocia dati e valuta la coerenza tra le spese e gli introiti.
Molti cittadini si trovano a fronteggiare richieste improvvise di documentazione, con poco tempo per giustificare spese apparentemente incompatibili con le entrate ufficiali.
Il rischio? Scattare nel mirino dell’Agenzia delle Entrate, che può agire anche in assenza di risposte. Le nuove tecnologie e gli incroci informatici permettono infatti di ricostruire profili reddituali con sorprendente accuratezza.
Cittadini nel mirino dell’Agenzia delle Entrate
Tutto ciò accade senza che il contribuente venga formalmente accusato di evasione. Basta una sproporzione, un costo ritenuto eccessivo, o la mancata risposta a un semplice questionario, per dare il via a un accertamento induttivo. Ed è qui che le sorprese diventano sgradite: sanzioni pesanti e presunzione di infedeltà fiscale possono abbattersi anche su chi pensava di non avere nulla da temere.
La questione non riguarda più solo imprese o professionisti: anche chi non esercita attività economiche visibili, ma sostiene uno stile di vita non coerente con i redditi dichiarati, può finire sotto verifica. A quel punto, tocca al contribuente spiegare tutto, documenti alla mano.

Quando il reddito non basta a spiegare le spese
Il principio è chiaro: se spendi troppo rispetto a quanto dichiari, il Fisco può intervenire. Lo strumento si chiama accertamento induttivo, e consente all’Agenzia delle Entrate di ricostruire il reddito basandosi su dati raccolti anche fuori dalla dichiarazione. Come riporta Fisco Oggi, questa procedura si attiva in particolare quando il contribuente non risponde a un invito o a un questionario dell’amministrazione, oppure presenta spese sproporzionate rispetto ai redditi.
La Cassazione ha recentemente confermato la legittimità di questo meccanismo in una sentenza che ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate: un contribuente che dichiarava poco, ma sosteneva costi ritenuti eccessivi, non ha saputo giustificare le sue spese. Di conseguenza, è scattata una sanzione fino a 3.000 euro, non per evasione diretta, ma per non aver dimostrato l’inerenza dei costi dichiarati. Una linea dura che trasforma la disoccupazione sospetta in una condizione da giustificare, pena l’intervento del Fisco.