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    Star Wars Andor: la ribellione al potere tirannico

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    Anche Andor è giunto al termine. Il finale di stagione si è dimostrato all’altezza, come sarà evidente anche leggendo la recensione del 12esimo episodio e scoprendo gli ester egg abilmente inseriti nella puntata.

    Saremmo già pronti ad affrontare la seconda stagione. Fortunatamente le parole di Tony Gilroy sembrano prospettare un prosieguo eccezionale per uno dei prodotti Star Wars meglio riusciti degli ultimi anni.

    Quello che vorremmo proporre in quest’occasione, tuttavia, è una riflessione su ciò che la serie ha analizzato con così profondo acume: la ribellione al potere tirannico. La lotta contro un’autorità dittatoriale che prende molte forme, dall’alienante lavoro dei prigionieri su Narkina 5 alla violenza di chi spara sulla folla, ma alla quale sempre ci si deve e ci si può ribellare.

    Il testamento spirituale di Karim Nemik

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    Cassian e Karis Nemik

    «Verranno tempi in cui combattere sembrerà impossibile, di questo ne sono certo; da soli, sfiduciati, sovrastati dalla grandezza del nemico rammentate questo: la libertà è un’idea pura, si manifesta spontaneamente, senza imposizioni. Atti casuali di insurrezione stanno avvenendo ovunque nella galassia, interi eserciti, battaglioni non hanno idea di essersi già arruolati per la causa. Rammentate che la frontiera della ribellione è ovunque, anche il più piccolo atto di insurrezione spinge le nostre linee più avanti.

    E poi rammentate questo: il bisogno di controllo dell’impero è così disperato perché innaturale, la tirannia chiede sforzi costanti, tende a incrinarsi e a rompersi. L‘autorità è fragile, l’oppressione è la maschera della paura. Rammentatelo e sappiate questo: verrà il giorno in cui queste schermaglie, queste battaglie, questi lampi di rivolta romperanno gli argini dell’autorità dell’impero e poi, a un certo punto, ve ne sarà uno di troppo, uno solo di essi porrà fine all’assedio. Rammentate questo: ribellatevi!»

    (Andor, episodio 12, manifesto di Karim Nemik)

    Andor e la ribellione al potere dell’impero

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    Il popolo di Ferrix si ribella

    La nostra riflessione non poteva che aprirsi con questo splendido discorso, che da solo vale la visione di Andor e che rappresenta tutta la profondità di un prodotto che è riuscito a commuoverci profondamente.

    In tempi di dittatura c’è chi, come Dedra Meero, sceglie il potere e la vicinanza ad esso, affinché questo diventi anche un po’ il suo al fine di soddisfare una smisurata ambizione.

    C’è invece chi, come Syril Karn, crede spontaneamente e profondamente alla favola che tanti dittatori nel corso della storia hanno voluto raccontare: il “portare pace e ordine”, avere una galassia «più salda e più sicura», per citare lo stesso Palpatine.

    C’è chi si trova ad essere strumento di libertà suo malgrado, almeno inizialmente, come Cassian Andor e che infine sceglie volontariamente la via della lotta.

    Infine c’è chi opta per la ribellione ad ogni costo, anche arrivando alle peggiori manifestazioni di violenza come Saw Gerrera, spesso definito “un estremista”. C’è chi combatte per vendetta, chi per un ideale; si guardino a questo proposito le motivazioni che muovono i vari compagni di Cassian su Aldhani.

    C’è invece chi, fine stratega, sa che le dittature si sconfiggono mettendone a nudo l’ipocrisia violenta e reazionaria. «L’oppressione genera la ribellione» o anche «l’oppressione è la maschera della paura», affermano rispettivamente Luthen e il manifesto di Nemik.

    La dittatura deve essere sotterranea, deve chiudere le bocche. Quando mostra il suo vero volto perde la fiducia di chi crede nella favola di “pace e ordine”, di chi sostiene e alimenta il potere del regime. Non per nulla, la distruzione di Alderaan che, nella mente dell’imperatore, doveva essere l’atto definitivo per spezzare ogni resistenza, rappresenterà invece il punto di svolta per la ribellione, il più grande errore di Palpatine.

    Il sostegno all’impero

    dedra meero andor
    Dedra Meero ad inizio episodio

    Già, perché la dittatura, in Star Wars come nella Storia, ha bisogno di essere sostenuta, ha bisogno delle folle osannanti di Piazza Venezia, ha bisogno di mostrarsi amata e benvoluta. Lo vediamo alla festa in casa della senatrice Mon Mothma, nell’ottavo episodio di Andor, dove gli ospiti non sembrano troppo preoccupati del nuovo regime («Viviamo in tempi pericolosi», «Se non fai nulla di male, cos’hai da temere», affermano due invitati).

    Lo stesso accade per personaggi diametralmente opposti rispetto all’aristocrazia senatoria di Coruscant. Nell’ultimo corto di Tales of the Jedi, il ragazzo che denuncerà Ahsoka all’Inquisitore è ben disposto a credere alla “favoletta” («l’imperatore Palpatine ha portato pace», afferma).

    Si governa meglio facendosi temere ma, dice Machiavelli nel cap. XVII del Principe, la paura non deve tramutarsi in odio, altrimenti si arriverà alla ribellione. È l’odio verso l’impero e le sue malefatte a «spingere avanti le linee della ribellione», come recita il manifesto di Karim Nemik che si sente in sottofondo nell’ultimo episodio. E anche Luthen, il fine stratega, odia l’impero, altrimenti non sarebbe disposto a sacrificare tutto per lottare contro di esso.

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