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    Obi-Wan Kenobi: la recensione dei primi due episodi!

    Emozioni a mille...

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    Ci siamo! Le prime puntate di Obi-Wan Kenobi sono ufficialmente sbarcate su Disney+ (qui trovate la video recensione e l’analisi easter egg e riferimenti). Questa è la nostra recensione, prima senza e poi con spoiler, della premiere dell’attesissima serie!

    La nuova vita di Obi-Wan Kenobi

    Obi-Wan Kenobi su tatooine
    Obi-Wan Kenobi si aggira per le strade di Tatooine

    L’inizio della serie, come mostrato dai trailer, si concentra sulla descrizione della vita di Obi-Wan su Tatooine. Per farlo si prende i suoi tempi: il ritmo è cadenzato, anche ripetitivo, corrisponde a quello del suo protagonista, che vive (o meglio, sopravvive), all’interno di una sorta di loop. L’obiettivo di Obi-Wan è di proteggere Luke, come sappiamo, e di tenere nascosta la sua identità. La profondità tematica della serie è tutta inclusa in questa affermazione. Obi-Wan sente di essersi smarrito, ma per cause di forza maggiore sarà costretto a ritrovarsi.

    Senza fare spoiler, il primo episodio è una presa di coscienza del protagonista rispetto al suo passato, ma anche rispetto al suo futuro. Ewan McGregor è fenomenale (ma c’era bisogno di dirlo?), il tema scritto da John Williams è da lacrime agli occhi. La regia è solida, anche se incappa in qualche difetto di forma in un paio di sequenze d’azione. La puntata è strutturata su due linee narrative che vanno però subito a incrociarsi culminando nel cliffhanger del primo episodio. La serie si configura come un’unica avventura, anche se mantiene una sua verticalità nell’unità degli ambienti e nei concetti espressi dalle puntate. La sorpresa più grande di tutta la serie finora è un personaggio non mostrato nei trailer (ma di cui si vociferava), davvero azzeccato, del quale per ovvi motivi parleremo successivamente.

    C’è qualcosa in comune con The Mandalorian (ma anche con The Bad Batch), nella dinamica tra due personaggi della serie (non possiamo svelarvi quali), che ci conferma che Star Wars è sempre una storia di padri (a proposito, Owen si conferma un personaggio eccezionale per adesso) e di figli. Ma qui stiamo parlando di Obi-Wan, quindi la questione si fa più delicata, la “paternità” che lui prova per Anakin (ma anche per i figli di Anakin) è qualcosa di diverso, una responsabilità. Di questa paternità, al fondo, parla la serie. Ed è questo peso che Obi-Wan porta con sé che lo spinge a prendere la decisione che chiude la premiere.

    Obi-Wan Kenobi, parte 2

    reva inquisitrice star wars
    L’Inquisitrice Reva interpretata da Moses Ingram

    La seconda puntata entra subito nel vivo dell’azione. Obi-Wan è stato costretto a lasciare Tatooine (siamo sul pianeta Daiyu, mostrato nei trailer), per aiutare un vecchio amico. E’ una puntata d’azione e di relazione, tutta ambientata su quel pianeta, che culmina con un cliffhanger che lascerà molti a bocca aperta. Però, oltre ad Obi-Wan, quest’episodio ha un’altra vera star: Reva. La Terza Sorella è un villain complesso, che ruba la scena al Grande Inquisitore e fortunatamente riesce ad essere un personaggio a tutto tondo. E’ lei la novità più inaspettata di questo secondo episodio, che porta la serie alla fine in una direzione nuova.

    C’è molto da dire su questa seconda puntata. Ha un ritmo diverso dalla prima (e infatti forse sarebbe più giusto considerarle un unico blocco). La prima puntata ha un’apertura molto rarefatta, che prende ritmo lentamente. La seconda s’inserisce già nel climax e non torna più al ritmo lento dell’inizio ma va dritta nell’azione. Qui, la regia di Deborah Chow, eccezionale nel tratteggiare personaggi e nella direzione degli attori, cala un po’ sulle sequenze action, che sembrano meno efficaci di altre viste nelle serie di Star Wars. Probabilmente ce ne saranno altre migliori dal punto di vista tecnico, ma per ora è l’unico punto davvero deludente.

    Rispetto a The Book of Boba Fett, Obi-Wan Kenobi riesce ad avere fin da subito un’identità chiara. E’ tutto preparato fin dall’inizio (l’arco di Obi-Wan, il percorso di Reva), e persegue una direzione senza troppe deviazioni. I debiti maggiori li ha con la trilogia prequel, e in alcuni tratti riesce a unire il meglio della prequel (la tensione riflessiva, alcuni lunghi dialoghi) con lo spirito avventuroso (e più leggero) della trilogia originale. Quando lavora su quel sottile confine, Obi-Wan Kenobi dà il meglio di sé, quando riesce a essere delicato (per i personaggi che mette in scena) ma doloroso per i conflitti che quei personaggi sottendono. In ogni caso è una premiere emotiva, piena di scene che entreranno nell’immaginario collettivo dei fan di Star Wars. Ora parliamo di spoiler, quindi chi non ha visto la puntata si fermi qui…

    Obi-Wan e i figli di Anakin

    manifesto obi-wan kenobi
    Il manifesto da ricercato di Obi-Wan. Da: Reddit

    ATTENZIONE: SPOILER PRIME DUE PUNTATE DI OBI-WAN KENOBI!!

    Il personaggio “a sorpresa” di cui si parlava sopra, non mostrato nei trailer, è Leia. E’ lei il motivo per cui Obi-Wan lascia Tatooine. Nel corso della serie viene spiegato come Reva sia ossessionata dal catturare Obi-Wan (speriamo di avere spiegazioni a riguardo in futuro, ma è sicuro poiché a lei è dedicato il flashback nel Tempio Jedi che apre l’episodio) e per farlo rapisce la figlia del senatore Organa. Sa che c’è un collegamento tra il senatore e Obi-Wan ed è convinta che il Jedi si esporrà (d’altronde, “non possono fare altrimenti”, come dice il Grande Inquisitore) per salvarla.

    Prima di tutto ciò, la serie si apre con una bellissima panoramica sulla nuova vita di Obi-Wan, che culmina con lui che si rifiuta di aiutare un Jedi finito su Tatooine che gli Inquisitori stavano cercando. Quando il Jedi viene ucciso, arriva la chiamata di Bail: Leia è stata rapita, bisogna salvarla. Obi-Wan tentenna: non è più il Jedi di una volta, ma non può tirarsi indietro. Per salvare Leia deve tornare a essere se stesso. In questa prima puntata ci sono moltissimi richiami alla trilogia prequel e a quella originale. L’accenno su Qui-Gon, che potrebbe portare a un clamoroso cameo nelle prossime puntate, il rapporto tra Obi-Wan e Owen, che poi verrà brevemente descritto in Episodio IV e nei fumetti, solo per citarne un paio.

    Ma, dicevamo, la sorpresa maggiore è Leia. L’attrice che la interpreta è bravissima, riesce a incarnare lo spirito della principessa in maniera eccezionale. Deborah Chow è perfetta nella gestione del personaggio. Si pensava che la trama si concentrasse su Luke, ma non è così. Ed è una scelta vincente. Ovviamente, Ewan McGregor brilla come se non fossero passati vent’anni dall’ultima volta che ha interpretato Obi-Wan. Solo con lo sguardo riesce a esprimere dolore, sofferenza, angoscia. Dipinge alla perfezione questa fase transitoria della vita di Obi-Wan, una fase in cui ha perso tutto (anche se stesso, il suo nome), in cui ha una missione (Luke) senza sapere quando effettivamente la potrà portare avanti.

    Ancora non riesce a comunicare con Qui-Gon, ed è solo, confuso, senza una vera direzione. Quando arriva la chiamata di Bail Organa, è davvero spaventato dall’idea di tornare in azione. Ma solo la figlia di Anakin poteva spingerlo a lasciare il suo rifugio su Tatooine…

    Reva e Leia

    obi-wan kenobi trailer analisi
    Obi-Wan Kenobi nella prima puntata

    La seconda puntata si divide in due momenti: il salvataggio di Leia e la fuga. In queste due fasi, l’elemento portante della puntata è la dinamica che si crea tra Obi-Wan e Leia. Siamo dalle parti di Din e Grogu, ma c’è un livello di complessità maggiore nella relazione tra i due. Complessità che emerge appena Obi-Wan si rende conto di quanto Leia sia simile alla madre. La portata emotiva del rapporto tra i due è enorme, Ewan McGregor è bravissimo a lasciar trapelare tutti i sentimenti contrastanti che prova mentre parla con Leia.

    E il suo turbine emotivo viene peggiorato dalla rivelazione finale. Obi-Wan scopre da Reva che Anakin è vivo. Ci sono dei grossi problemi di continuità (come faceva Reva a sapere l’identità di Anakin? Il Grande Inquisitore non può essere davvero morto) ma è abbastanza sicuro che verranno risolti nelle prossime puntate. Il fatto che Obi-Wan non sappia che Anakin è vivo è giustificato dalla vita che lo abbiamo visto condurre su Tatooine, e del fatto che fosse chiuso alla Forza. Isolato dal mondo, senza contatti con nessuno (se non con un simpatico Jawa), è possibile che non lo sapesse. In ogni caso, questi elementi non tolgono potenza alla scena. Obi-Wan sussurra il nome di Anakin mentre scappa con sua figlia e nell’ultima inquadratura vediamo finalmente Hayden Christensen riprendere il ruolo. Insomma, un bel modo di chiudere la premiere, che dite?

    Tirando le somme, quest’inizio, a parte la continuità nel finale e alcuni difetti di regia, ci ha restituito delle emozioni fortissime. E’ sicuramente tra i prodotti migliori dell’epoca seriale di Star Wars (insieme a The Mandalorian) e riesce a rimanere compatto, chiaro nelle intenzioni. Questo sembra essere il maggior punto di forza: lo spettatore non è confuso (come lo era in The Book of Boba Fett) su cosa sta guardando. Oltre, ovviamente, allo studio sul personaggio: Obi-Wan Kenobi viene preso in uno dei momenti più critici della sua vita, e Ewan McGregor riesce a restituire un’interpretazione magistrale del ruolo. Il finalissimo della seconda puntata ci fa venire l’acquolina in bocca per mercoledì prossimo, e non vediamo l’ora di vedere l’episodio e commentarlo con voi. This is where the fun begins! Ovviamente gli episodi sono colmi di easter egg e riferimenti, che abbiamo analizzato uno per uno in questo approfondimento.

    Voi cosa ne pensate? Vi sono piaciute le puntate? Fatecelo sapere nei commenti! E continuate a seguirci, anche su Facebook, YouTube, Instagram e Twitter! Vi terremo costantemente aggiornati sull’universo di Star Wars.

    Giorgio Nicolai
    Giorgio Nicolai
    Studente di cinema e aspirante sceneggiatore, grazie a Star Wars ho iniziato ad appassionarmi a questo mondo, con la speranza, un giorno, di entrarci. La strada è dura, ma per fortuna ci sono gli insegnamenti di Obi Wan e di Yoda a guidarmi: fare o non fare, non c'è provare!

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