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    La solitudine di Obi-Wan

    Un incredibile lavoro sul personaggio...

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    Siamo tutti sconvolti dai primi due episodi di Obi-Wan Kenobi (qui trovate la nostra analisi degli easter egg), che ci hanno restituito un personaggio decisamente diverso da come lo avevamo lasciato in Episodio III. Andiamo a vedere come la serie si è approcciata al cambiamento del protagonista dieci anni dopo l’Ordine 66… (Seguono SPOILER dei primi due episodi).

    Obi-Wan, Ben

    obi-wan kenobi trailer
    Obi-Wan nell’ultimo frame del trailer

    La serie ci mostra un Obi-Wan solo, senza alcuna certezza. Prova a comunicare con il suo maestro, ma non ci riesce. Cerca solo di vivere una vita normale, ma anche quello è difficile, se sei Obi-Wan Kenobi. E’ spaventato, perché tutto il suo mondo è crollato e l’unica missione che gli è rimasta è di proteggere Luke, ma anche quello è difficile, e non solo per zio Owen. Quest’Obi-Wan non è quello di Episodio IV (più maturo, che ha accettato la condizione e la sua missione). E’ un uomo spezzato, preda delle sue paure.

    E la serie è bravissima a metterlo di fronte a tutti i suoi demoni. Il confronto con Owen è esemplificativo, perché gli ricorda il suo fallimento con Anakin. Se ha fallito con Anakin, perché non dovrebbe farlo anche con Luke? Dopo Episodio III, quest’Obi-Wan non ha solo scelto di diventare Ben per nascondersi, ha smesso di credere in se stesso come maestro, come Jedi. Questa non è più la persona che conoscevamo. La serie è un vero e proprio studio del personaggio, e analizza uno per uno tutti i suoi conflitti. Il primo è quello riguardante il fallimento con Anakin. Obi-Wan sente che quello è il motivo per cui hanno perso, è colpa sua.

    Il secondo è rivolto al futuro: cosa succederà se non riesce a proteggere Luke? Soprattutto, se non riesce ad addestrarlo? E poi, ogni volta che vede Luke rivede Anakin, i suoi errori. Poi, la serie mette il carico da novanta. Sposta il conflitto su Leia. Ed è molto diverso da quello con Luke, perché Leia gli ricorda Padmé, è uguale alla madre. Da un lato si vede il genuino affetto che Obi-Wan prova per la bambina, dall’altro Ewan McGregor è bravissimo a mostrare il disagio, il dolore che il personaggio prova. Ogni volta che Leia parla gli sembra di sentire la voce di Padmé, come ogni volta che vede Luke fare finta di essere un pilota vede Anakin.

    I legami di un Jedi

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    Obi-Wan e Leia in fuga

    Di fondo, la serie analizza tutti questi legami emotivi del Jedi. Tutti legami che non riescono ad essere pieni, semplici: quello con Qui-Gon, con cui non riesce a comunicare. Quello con Luke, limitato dalla presenza di Owen (e dai suoi fantasmi del passato), quello con Leia, alla quale non può dire tutta la verità. Non le può dire di aver visto la madre morire mentre lei nasceva. Per questo Obi-Wan è così solo, si è arroccato per la paura di affrontare tutti questi demoni.

    Chiaramente, la serie è brava a creare un climax di traumi: prima Qui-Gon, poi Luke, poi Leia e alla fine… Anakin. Questo è l’arco della premiere della serie, che culmina con la scoperta che Anakin è ancora vivo. Negli occhi di Obi-Wan si vede il dolore, ma anche quell’impossibile speranza di poterlo ancora redimere. Il bello di questo conflitto è che non è esterno, non ce l’ha con Anakin: Obi-Wan accusa solo se stesso del fallimento. Quello che non riesce ad accettare è di aver sbagliato, di non essere stato all’altezza del suo allievo. E non riesce a vivere con questo peso. Tutta la narrazione è costruita per far uscire Obi-Wan dal suo guscio, che non è solo fisico, ma anche emotivo.

    Nel corso della storia, pezzo dopo pezzo, sicuramente vedremo Obi-Wan riprendere possesso della sua identità. Infatti, solo alla fine della seconda puntata utilizza la Forza, e si vede che non lo faceva da molto tempo. Il racconto del personaggio, così sfaccettato e complesso, non sarebbe stato possibile in questa maniera senza Ewan McGregor. Nonostante abbia poche battute, restituisce tutto il dolore del personaggio. Anche la scrittura è abile nel separare i vari conflitti per costruire un climax drammaturgico. Questa costruzione di Obi-Wan è in realtà il vero motivo per cui esiste la serie: portare il personaggio verso la maturità di Episodio IV, la maturità con cui affronta la morte (che non avrebbe all’inizio di questa serie) come accettazione del suo fallimento e come nuovo inizio. Ma per arrivare a quella consapevolezza deve fare ancora tanta strada…

    Voi cosa ne pensate? Vi è piaciuta la caratterizzazione di Obi-Wan? Fatecelo sapere nei commenti! E continuate a seguirci, anche su Facebook, YouTube, Instagram e Twitter! Vi terremo costantemente aggiornati sull’universo di Star Wars.

    Giorgio Nicolai
    Giorgio Nicolai
    Studente di cinema e aspirante sceneggiatore, grazie a Star Wars ho iniziato ad appassionarmi a questo mondo, con la speranza, un giorno, di entrarci. La strada è dura, ma per fortuna ci sono gli insegnamenti di Obi Wan e di Yoda a guidarmi: fare o non fare, non c'è provare!

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