La nascita dei suoni di Star Wars

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Qual è il giusto mix che rende un film, o un’intera saga, un capolavoro assoluto? Molto difficile a dirsi, ma sicuramente una parte importantissima del successo di una pellicola cinematografica è data dall’elemento del suono. Nella saga di Star Wars, vi sono suoni iconici che sono entrati nella leggenda, e che oggi tutti conoscono alla perfezione. Per citarne alcuni: il respiro di Darth Vader, il verso di Chewbacca, il rumore delle spade laser. Ma vi siete mai chiesti come siano nati questi famosissimi suoni? Ve lo racconterò nell’articolo, rimarrete a bocca aperta!

i suoni e gli effetti sonori nella saga di star wars
Il progettista del suono Ben Burtt

Ovviamente è d’obbligo presentare il genio ed inventore degli effetti sonori della saga: sto parlando di Ben Burtt, uno dei più famosi progettisti e montatori del suono statunitensi. Considerato non solo uno dei migliori sound designer al mondo, ma anche il padre del moderno design del suono. Il suo massiccio lavoro per Star Wars gli è valso nel 1978 un Oscar nella categoria Special Achievement, una categoria particolare per contributi eccezionali. Tra i suoi tanti lavori, oltre alla saga di Star Wars, possiamo inoltre annoverare capolavori come E.T., Indiana Jones e L’ultima crociata, Wall-e.

Le tecnologie digitali di cui disponiamo oggi, consentono di ottenere risultati quasi perfetti e in tempi brevissimi. Ovviamente quasi quarant’anni fa era completamente diverso. Nel 1977 infatti, per Star Wars, Ben Burtt creò e riprodusse i suoni utilizzando sistemi di registrazione ed editing analogici. Egli appartiene alla generazione dei sound designer che hanno utilizzato moltissimo l’analogico per dare voce ad una serie di oggetti e personaggi.

Il genio di Ben Burtt all’opera

Nel concreto, Ben Burtt registra le varie sorgenti sonore, prodotte dagli oggetti più improbabili e disparati, utilizzando sistemi portatili a nastro (solo recentemente anche digitali) per poi elaborarli all’interno di un host software. Ciò che lo contraddistingue è la grande creatività nel trovare le fonti sonore più strane, e l’abilità nel processarle e nel combinarle con altri suoni. Vediamo come si è sbizzarrito nella creazione di alcuni dei suoni più famosi della saga di Star Wars:

      •  Uno dei suoni più iconici, quello delle spade laser, venne realizzato combinando il suono emesso da un vecchio cineproiettore con quello dell’interferenza di un televisore. Per ottenere il cambiamento di frequenza sonora delle spade laser Burtt indirizzò il suono nell’uscita di un altoparlante registrandolo poi con un microfono in movimento. Questo in modo da generare l’effetto Doppler (per poter simulare una sorgente sonora in movimento). Questo suono, anche se negli anni ha subito diverse modifiche e migliorie, rimane la base con cui sono sonorizzate le spade anche nella nuova trilogia:

  • il verso di Chewbacca invece è stato ottenuto alterando principalmente i versi di un tricheco e di un orso:

        • per produrre il suono delle navicelle da guerra TIE fighter, egli utilizzò l’elaborazione del barrito di un elefante combinato con il rumore di un’auto lanciata a tutta velocità su una strada bagnata:

  • per l’inconfondibile respiro di Darth Vader, pensate, Burtt utilizzò il suo stesso respiro prodotto in un vecchio Dacor (un regolatore utilizzato dai sub):

  • per dare alcune sfumature ai suoni prodotti dal mitico R2-D2, utilizzò un ARP 2600, un famoso sintetizzatore analogico:

i suoni e gli effetti sonori in star wars
Un giovane Ben Burtt registra il verso di un orso, che avrebbe dato voce a quello di Chewbacca
fonte: Lucasfilm

Non solo suoni

Ben Burtt, oltre ad essere maestro degli effetti sonori, è anche specializzato nella creazione dei fonemi relativi ai linguaggi delle varie creature e robot. Ciò non è affatto semplice. Per realizzare tutte le sfumature sonore di un linguaggio infatti occorre creare l’aspetto emozionale, vivo, che il più delle volte è estremamente difficile da ottenere in maniera puramente elettronica.

i suoni e i fonemi nella saga di star wars
Un Ewok

Per questo occorre trovare un giusto equilibrio tra un suono prodotto naturalmente e la sua elaborazione elettronica. Ad esempio, per creare il linguaggio degli Ewok, egli utilizzò come base una numerosissima serie di registrazioni di fonemi dei linguaggi tibetani, mongoli e nepalesi, alterandoli poi con una serie di equalizzazioni ed effetti.

Ben Burtt appartiene a quella vecchia scuola di pensiero e di azione, dove era necessaria una cura maniacale per poter creare prodotti di qualità. Una genialità ma soprattutto una intuizione che forse, con l’avvento della tecnologia, si stanno perdendo. Non possiamo che augurarci che oggi, e nel futuro, vi sia sempre un giusto mix tra le esperienze tramandate da maestri come Ben Burtt, e le tecnologie d’avanguardia.