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    La Luce dei Jedi: il “nuovo” e differente approccio nei confronti dell’attaccamento e dell’amore

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    La trilogia prequel ci ha presentato un momento storico in cui l’Ordine Jedi aveva inasprito i propri dettami, e questa fu una delle cause del suo collasso. Arroganza e regole troppo ferree hanno portato i Jedi a smarrire la via, e a non riuscire a carpire il pericolo di Palpatine. Tra questi dettami, uno di quelli più estremi era il divieto all’attaccamento. La Luce dei Jedi, romanzo ambientato 200 anni prima di Episodio I, ci mostra una concezione molto diversa all’epoca su questi sentimenti. Vediamola insieme!

    L’attaccamento e l’amore ne La Luce dei Jedi

    nuovi padawan dell'alta repubblica
    Concept art di Bell Zettifar con Ember

    Nel romanzo ci sono alcuni passi emblematici in merito alla concezione totalmente diversa di attaccamento e amore. Ad un certo punto della storia fa la sua comparsa Ember, un charhound (razza aliena simile ad un cane) originario del pianeta Elphrona. Nel passo Soule ci narra di come Ember sia stata trovata e curata con amore dai jedi dell’avamposto, e tramite i pensieri del padawan Bell Zettifar scopriamo una forte critica nei confronti di chi estremizzava l’attaccamento, che non era altro che una forma d’amore nel prendersi cura di altre creature.

    Questo aspetto lo ritroviamo poi alla fine del romanzo, trattato in maniera ancor più specifica nei confronti delle relazioni all’interno dell’Ordine Jedi. Scopriamo infatti alcune convenzioni “non scritte” molto diverse da quelle che ci sarebbero state in futuro. Ne parliamo di seguito (occhio agli SPOILER se non avete ancora finito La Luce dei Jedi).

    L’amore nell’Ordine

    Nell’epilogo del romanzo, i due jedi Avar Kriss ed Elzar Mann passeggiano in uno dei giardini del Faro Starlight, e tramite le loro parole scopriamo che non solo tra i due c’è una forte attrazione (che traspare nel corso del romanzo) ma anche che da Padawan avevano avuto dei trascorsi. In pratica, durante l’Alta Repubblica, l’Ordine Jedi era molto più permissivo da questo punto di vista con i padawan: finché non si diventava Cavalieri Jedi, erano tollerate relazioni tra i giovani.

    Questo clima più disteso faceva si che i padawan crescessero più consapevoli del percorso che stavano compiendo, e non è un caso che in quell’epoca i jedi fossero molto meno “repressi”. Evidentemente negli anni a venire, con l’inasprimento dei dettami dell’Ordine, la condanna nei confronti dell’amore e dell’attaccamento per altre persone ha portato i Jedi a distaccarsi troppo dalla realtà.

    Conseguenze

    anakin skywalker star wars
    Yoda e Anakin. Da: wookieepedia

    Il caso di Anakin è emblematico da questo punto di vista: l’imposizione alla repressione del suo amore e del suo attaccamento (nei confronti di sua madre e di Padmé) hanno sortito l’effetto contrario, portandolo al Lato Oscuro. Obi-Wan è riuscito con Satine a trattenere le sue emozioni (forse anche per aver vissuto serenamente il rapporto durante la giovinezza), ma quanti jedi sarebbero riusciti a fare altrettanto? Non possiamo dirlo, ma sicuramente pochi. Non sappiamo se la convenzione riguardante i padawan fosse ancora attiva all’epoca (Obi-Wan e Satine ne sarebbero un esempio) ma possiamo ritenere che non fosse così.

    L’Ordine non era più quello del suo massimo splendore narrato nelle opere dell’Alta Repubblica. Qualcosa nel tempo lo ha estremizzato, rendendolo più debole e cieco nei confronti del male. Aspetto trattato ampiamente in The Clone Wars o in romanzi come L’Apprendista del Lato Oscuro.

    Voi cosa ne pensate? Con una concezione più morbida sull’amore e l’attaccamento l’Ordine Jedi si sarebbe salvato? Fatecelo sapere nei commenti! E continuate a seguirci, anche su FacebookYouTubeInstagram Twitter! Vi terremo costantemente aggiornati sull’universo di Star Wars. 

    Gaetano Vitulanohttps://insolenzadir2d2.it
    Studente di Giurisprudenza, cinefilo incallito, nel tempo libero promotore della sacra religione di Star Wars come founder de "L'Insolenza di R2-D2". Insolente quanto basta, cerco di incamerare la mia creatività nella scrittura, nell'oratoria, e soprattutto nell'arte della risata.

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