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    La difesa Chewbacca: l’arte della persuasione

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    Spesso le parodie, basandosi su fatti realmente accaduti, coniano modi di dire che affluiscono anche nel linguaggio comune. E’ quello che è successo, per esempio, con la cosiddetta difesa Chewbacca. Da studente di Giurisprudenza, ho sempre trovato questa assurda storia come una delle cose più strane e divertenti che mi sia mai capitato di leggere o vedere. Vi starete chiedendo cosa diamine c’entri Chewbacca con il diritto: assolutamente niente. E’ proprio questo il punto. Pensate che io sia pazzo vero? Andiamo per gradi e capirete.

    La difesa Chewbacca è una finta strategia legale difensiva, completamente nosense, presente in una puntata della irriverente serie animata South Park. La serie, come saprete, tratta temi spinosi di politica e attualità statunitense, soprattutto in chiave di Black Humor. Nella puntata, la difesa Chewbacca è la parodia di una vera arringa, famosissima, pronunciata da Johnnie Cochran, l’avvocato difensore del famoso campione di football O. J. Simpson, in una delle pagine di cronaca nera più famose degli Stati Uniti.

    Il processo

    la difesa chewbacca e il caso O. J. Simpson
    L’avvocato Johnnie Cochran
    fonte: thumpers corner

    E’ il 3 Ottobre del 1995, O. J. Simpson è sotto processo da quasi un anno, accusato dell’omicidio della ex moglie e di un cameriere, avvenuto il 12 Giugno del 94’. Sin dall’inizio l’accusa aveva basato la sua strategia nel cercare di dimostrare il carattere violento di Simpson, adducendo quindi il movente della gelosia. Come se non bastasse, l’accusa era in possesso di una prova apparentemente schiacciante, un paio di guanti insanguinati. Sembrava fatta, eppure la difesa smontò in due fasi l’inesperta accusa.

    In una prima fase puntò tutta la strategia difensiva sulla discriminazione razziale: Simpson, famoso ma di colore, avrebbe subito un accanimento razziale da parte dei poliziotti che avevano lavorato al suo caso. In particolare di uno, Mark Fuhrman, proprio colui che trovò i guanti insanguinati. La difesa infatti riuscì ad entrare in possesso di alcuni nastri, dove Fuhrman si lasciava andare ad insulti razziali, ed esclamava che: “quando si ha la certezza della colpevolezza, le prove saltano sempre fuori”.

    La sorprendente arringa finale

    Fu poi l’avvocato Cochran, con la seconda fase e la famosa arringa finale, a smontare l’accusa e riuscire a far assolvere O. J. Simpson. Il procuratore distrettuale Darden (accusa), contro il parere dei suoi superiori e della collega Clark, palesando tutta la sua inesperienza, decise di far provare i guanti insanguinati a Simpson, addirittura di fronte alla giuria. Errore fatale: i guanti gli andavano stretti.

    la difesa chewbacca nel processo a O. J. Simpson
    O. J. Simpson indossa i guanti insanguinati
    fonte: NBC

    I colleghi dell’accusa tentarono di rimediare, dicendo che forse potevano essersi ristretti a causa del sangue e dell’umidità, ma ormai il danno era fatto. Cochran ne approfittò, pronunciando un’arringa finale piena di giri di parole e ragionamenti contorti, terminata con una frase che sarebbe passata alla storia: “if it doesn’t fit, you must acquit” (se non calzano, dovete assolverlo). Ebbene, dopo 253 giorni di processo, quel 3 Ottobre la giuria emise il verdetto in meno di 4 ore, e O. J. Simpson fu proclamato innocente. La difesa era riuscita, con un colpo di fortuna e una marea di giri di parole (sfruttando l’inesperienza e gli errori dell’accusa), a convincere la giuria che non vi fossero elementi per poter condannare Simpson.

    La parodia di South Park

    Dopo un’analisi del caso più lunga del previsto (deformazione professionale), veniamo ora alla parodia e al nostro Chewbacca. Nell’episodio di South Park, un personaggio di nome Chef scopre che una canzone di una famosa cantante è identica ad una sua composizione creata in giovinezza. Egli ne ha addirittura le prove, avendola registrata su nastro. Come se non bastasse, egli chiede solamente all’etichetta discografica di essere accreditato come compositore. Essa non solo rifiuta, ma cita addirittura Chef in giudizio per molestie. Indovinate chi difende in tribunale la casa discografica? L’avvocato Jhonnie Cochran in versione cartone animato. Qui egli pronuncerà la famosa e completamente nosense difesa Chewbacca:

    “Questo è Chewbacca. Chewbacca è un Wookiee del pianeta Kashyyyk. Ma Chewbacca vive sul pianeta Endor. Riflettete bene; questo non ha alcun senso! Perché uno Wookiee alto tre metri, vorrebbe vivere su Endor, con un branco di Ewok alti settanta centimetri? Questo non ha alcun senso! Ma ancora più importante, dovete chiedervi: Cosa c’entra questa cosa con questo caso? Niente. Signore e signori, non ha nulla a che vedere con questo caso! Non ha alcun senso! Guardatemi: sono un avvocato che difende una casa discografica e sto parlando di Chewbacca. Questo ha senso? Signore e signori, le mie parole non hanno senso! Niente di tutto questo ha senso! Perciò, quando sarete in camera di consiglio per deliberare, ricordate le parole: Questo ha senso? No! Signore e signori di questa cosiddetta giuria, non ha alcun senso! Se Chewbacca vive su Endor, dovete assolvere!”

    Ovviamente, dopo le “convincenti” parole di Cochran, la giuria condanna il povero Chef al pagamento di 2 milioni di dollari in 24 ore, per evitare di scontare 4 anni di prigione.

    la difesa chewbacca nella serie tv south park
    Lo schema della famosa difesa Chewbacca in South Park
    fonte: Decider

    Persuasione Chewbacchiana

    La strategia della difesa Chewbacca è entrata così nel linguaggio comune, ed è stata addirittura oggetto di studi, volti a considerare quanto l’affabulazione e i giri di parole architettati ad arte possano essere fuorvianti e, in alcuni casi, efficaci per smontare determinate tipologie di prove. Oppure inculcare nella giuria un ragionevole dubbio nei confronti dell’imputato. Che poi, a dirla tutta, basterebbe anche solo la dialettica di Chewbacca per convincere anche i più irremovibili: “arghuaaaarghgrgrgrg!!

    Gaetano Vitulanohttps://insolenzadir2d2.it
    Studente di Giurisprudenza, cinefilo incallito, nel tempo libero promotore della sacra religione di Star Wars come founder de "L'Insolenza di R2-D2". Insolente quanto basta, cerco di incamerare la mia creatività nella scrittura, nell'oratoria, e soprattutto nell'arte della risata.

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