A partire dal 2015 con l’uscita de Il Risveglio della Forza, e continuando nel 2017 con quella de Gli Ultimi Jedi, moltissime ne sono state dette in merito alle pellicole che hanno riportato, dopo dieci anni, la saga principale di Star Wars sul grande schermo. Oggi vorrei concentrarmi soprattutto su quella che è stata una vera e propria demonizzazione” di Kylo Ren, tentando di analizzare tutte (o quasi) le critiche più feroci mosse nei confronti del personaggio e del suo interprete Adam Driver.

Scoprirete (me lo auguro, almeno) che ad una analisi ponderata molte delle critiche più comuni verso Kylo Ren non sono altro che invettive prive di fondamento in ambito cinematografico, mosse da un illogico fastidio nei suoi confronti.

Il momento della discordia

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La scena in cui Kylo Ren si toglie la maschera in Episodio VII.
Da: talk SW

Possiamo riassumere la critica nei confronti di Kylo Ren in due filoni principali: uno riguardante la scelta di Adam Driver per il suo aspetto esteriore “non convenzionale”, l’altro in merito alla caratterizzazione del personaggio. Parliamo ora del primo punto, il più assurdo e ridicolo a mio parere. Il momento della discordia, quello dal quale tutto è partito, riguarda sicuramente la scena in cui Kylo Ren si toglie la maschera. Fino a quel punto si era creata un’aura di mistero intorno al personaggio; aura che però sfumò all’improvviso, sostituita da fragorose risate in molte sale cinematografiche d’Italia e non solo. Qual è stato il motivo di questa reazione? Ovviamente il viso di Adam Driver: perché “l’attore è brutto”, “mamma mia che orecchie sembra Dumbo”, ecc. Si potrebbe continuare con altri epiteti poco fantasiosi e simpatici, ma fermiamoci un attimo ad analizzare questa situazione.

Davvero avrebbe giovato al personaggio se dietro quella maschera fosse apparso il Jason Momoa di turno? Probabilmente solo per i bollenti spiriti di alcune ragazze, oppure per coloro che reputano che bellezza sia automaticamente sinonimo di bravura. Quel singolo istante, a mio parere, ha creato un’assurda reazione a catena che ha portato a quella che è la situazione odierna.

Paragoni di pubblico

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Anakin si redime in Episodio VI

Torniamo indietro nel tempo: è il 1983, al cinema c’è Il Ritorno dello Jedi. Luke sta per togliere la maschera a suo padre; dopo anni, la curiosità di scoprire il volto di Darth Vader è tanta. La bellissima scena, inoltre, è avvolta da un pathos incredibile: ed ecco che arriva il fatidico momento, Anakin può finalmente vedere suo figlio con i suoi veri occhi. Non credo proprio che qualcuno in quel momento abbia pensato: “Guarda un po’ che schifo, somiglia allo Zio Fester!”; e non penso neanche siano partite irritanti risatine isteriche. Passi il detto “anche l’occhio vuole la sua parte“, ma a mio modesto parere non si possono giudicare un attore, la sua interpretazione e il suo personaggio basandosi sull’aspetto esteriore. E’ quanto di più ridicolo e frivolo possa esistere.

Inoltre, tornando a Kylo Ren, sono convinto che il belloccio di turno non avrebbe giovato a quella che è la sfida maggiore portata avanti dalla Lucasfilm in merito al personaggio: ovvero portare sullo schermo un villain complesso. E questo ci porta al secondo punto della nostra analisi.

Ogni mossa è uno sbaglio

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Kylo Ren e la maschera di Darth Vader.
Da: film

Come detto, la seconda ondata di critiche mosse a Kylo Ren riguarda soprattutto la caratterizzazione del personaggio. “Er frignetta” è ridicolo, non ha un briciolo di spessore, è psicopatico, è un bambino capriccioso, ecc. E qui sorge un nuovo interrogativo: davvero i detrattori di Kylo Ren lo avrebbero preferito in stile Darth Vader? Ovvero il classico villain plastico, tutto d’un pezzo, super cattivo, super risoluto e super figo? Credo che molti cervelli a questo punto sarebbero andati in cortocircuito, visto che per la maggior parte di queste persone Episodio VII è la copia di Episodio IV. Un bel dilemma, considerando che una critica è l’esatto opposto dell’altra.

Con Kylo Ren si è osato: Ben Solo è un ragazzo con un enorme potere, ma in balia delle sue emozioni (almeno in Episodio VII). E’ un po’ lo specchio di suo nonno prima che cedesse completamente al Lato Oscuro. La sua anima dilaniata, il Lato Oscuro che convive con il richiamo della Luce, sono elementi fondamentali per una progressione e una crescita del personaggio nel corso dell’intera trilogia. A cosa avrebbe giovato sapere di trovare il super cattivone perfetto in tutti e tre i nuovi Episodi? Suvvia.

L’importanza di Episodio VIII per Kylo Ren

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Kylo Ren all’interno del suo TIE silencer

Come abbiamo potuto constatare successivamente, l’uscita di Episodio VIII ci ha riservato non poche sorprese in merito alla straordinaria evoluzione di Kylo Ren. Vi ricordate le parole che Snoke rivolge inizialmente al ragazzo? Il Leader Supremo del Primo Ordine lo rimprovera per i suoi fallimenti, insultandolo pesantemente: “Togliti quella cosa ridicola” gli dice riferendosi alla sua maschera. Sembra quasi che Rian Johnson abbia convogliato in Snoke tutte le lamentele accumulate su Kylo Ren nei due anni precedenti. E’ solo tramite il colpo di scena successivo che tutti abbiamo capito il perché di questa scelta: la scaltra uccisione del suo Maestro e la presa del potere sanciscono non solo la vittoria di Kylo Ren, il nuovo Leader Supremo del Primo Ordine, ma anche una metaforica rivalsa del personaggio contro tutti coloro che lo etichettavano come un buono a nulla o una “frignetta”.

Se dobbiamo dirla tutta, credo che delle volte a rendere “ridicolo” il suo carattere non siano le sue reazioni rabbiose, ma l’atmosfera creata spesso intorno a queste. Esempio lampante la sua sfuriata in Episodio VII quando scopre che Rey è fuggita: è la “linea comica” dei soldati che si guardano e fuggono che rende il tutto ridicolo. Proprio come quando, in Episodio VIII, si arrabbia alla vista di Luke e lo bombarda con tutto il suo arsenale: in quel caso è stato il siparietto con Hux a rovinare un po’ il momento.

Il prossimo futuro

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Kylo Ren parla a Rey dopo aver sconfitto le Guardie Pretoriane.
Da: nerdist

Prima della conclusione della trilogia è comunque assurdo criticare un personaggio e bollarlo come ridicolo; ovviamente è anche sbagliato osannarlo: non è certo questo lo scopo dell’articolo. Ci sono però due punti imprescindibili da ribadire. In primis, Adam Driver potrà anche non piacere esteticamente a tutti, ma chiunque asserisca che è un attore incapace di recitare forse dovrebbe concentrarsi su altre passioni che non riguardino il cinema. In proposito segnalo un film drammatico che è una piccola perla, ovvero Hungry Hearts, dove l’interpretazione di Adam Driver è straordinaria. Anche nel più conosciuto Silence, di Martin Scorsese, ha svolto egregiamente il suo ruolo.

In secondo luogo, è importante comprendere che in Episodio VII il personaggio non poteva essere caratterizzato diversamente, affinché avesse quella spinta e quella verve che lo distaccassero dalla pesante eredità del passato. E che lo portassero ad una evoluzione negli episodi successivi, come è poi avvenuto appunto in The Last Jedi. Ora non ci resta che scoprire cosa ci riserverà Episodio IX in merito a Kylo Ren. Fino a quel momento, e stando a quanto visto fino ad ora, credo di poter affermare che il bilancio del personaggio e del suo interprete Adam Driver sia più che positivo.