Tanto tempo fa, in questa stessa galassia, un bambino aspettava Star Wars Episodio I: La Minaccia Fantasma. Pieno di gioia si avventurò al cinema e pensò di guardare un meraviglioso groviglio di luci e suoni dalla bellezza sensazionale. Il bambino non ci capì molto della storia, tranne che disubbidire agli ordini ti permette di distruggere stazioni spaziali enormi, ma non è questo il punto. La questione è che Episodio I è un bel film.

Sotto alcuni aspetti, però, lo è solo se hai 7 anni. Avrete capito che quel bambino ero io. Alcuni problemi infatti sorsero quando andai a vedere L’Attacco dei Cloni, e il mio sopracciglio cominciò pericolosamente ad alzarsi.

La legge tempo-bellezza

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Avete presente i filmati prerenderizzati nei videogiochi degli anni 90? Ecco.

Se volessimo analizzare statisticamente la questione, potremmo pensare di intervistare un certo numero di persone su di un campione a caso di fan di Star Wars, permettendo a costoro di esprimere il proprio giudizio verso Episodio I con il passare degli anni. Sicuramente, il risultato che otterremo sarebbe un abbassamento del gradimento della pellicola in base all’avanzare dell’età. Cosa possiamo dedurre da ciò? Potremmo pensare che effettivamente Lucas abbia creato qualcosa di godibile principalmente per un pubblico in tenera età. Ma, a ben vedere, la maggior parte degli Episodi di Star Wars (qualcuno più, qualcuno meno) sono destinati sia ad un pubblico di adulti che di bambini. Qual è allora la “pecca” sostanziale che ha fatto perdere appeal ad Episodio I (ma anche al II) nel corso del tempo?

Esplosioni, spade laser, navicelle, sgusci, alieni, buffe situazioni coreografate, qui c’è tutto quello che si possa desiderare in fascia protetta e non. Il vero grande problema è che è fatto un po’ tutto male. Gestisco un sito di Star Wars, sono uno di quei fan che mai potrebbe odiare la Minaccia Fantasma o l’Attacco dei Cloni; ma non posso rimanere indifferente all’orrore grafico della Battaglia di Naboo, alle brutte pere fluttuanti, ecc. Nonostante quasi ogni scena della trilogia prequel, togliendo quell’ottimo film che è Episodio III, sia circondata da effetti speciali fatti male, un grande pezzo del mio cuore rimane sempre attaccato al naso digitale di Watto.

I tempi che avanzano

Non solo si vede palesemente che la pera sia finta, ma anche la frutta nel piatto è generata inutilmente al computer.

Per analizzare a fondo la questione dobbiamo fare un passo indietro nel tempo e finire dritti in quell’ormai vintage 1997. Gli Oasis erano ancora insieme, la Playstation veniva regalata a Natale e le videocassette rimanevano l’unico modo per tenere attaccati i bambini ad un divano. In questo idilliaco paesaggio, il tenero George Lucas e la sua Industrial Light and Magic avevano cominciato a capire di poter sfruttare i computer per creare delle cose bellissime, che nel 1977 non potevano fare.

Le possibilità erano infinite, e la tecnologia ormai c’era, o almeno così si credeva. Una cosa è dare vita ad un cartone animato in CGI come Toy Story, risalente a due anni prima, una cosa è creare un ibrido tra CGI e realtà, con addirittura interi personaggi costruiti solo al computer. Ma il buon Lucas non si lasciò certo scoraggiare dalle difficoltà tecniche. E così, cinepresa alla mano, mise su un gran bel baraccone per poter raccontare questa storia tramite una tecnologia che aveva sempre bramato.

Una questione di coraggio

Il risultato non è stato buono. E non voglio essere cattivo, Episodio I e II sono invecchiati decisamente male. Sicuramente molto peggio di film di quegli anni con elementi di CGI, come ad esempio Jurassic Park. Ma non mi sento di dare la colpa interamente a Lucas. Lui è stato come un bambino a cui regali un giocattolo nuovo. Per quanto possiate dire al bambino che in realtà quello non è un giocattolo ma una palla di merda, il bambino continuerà a giocarci, a meno che non gliela togliate con la forza.

In questo caso nessuno alla Lucasfilm ha avuto il coraggio di considerare il fatto che forse avrebbero dovuto aspettare qualche altro anno per ottenere degli ottimi risultati. Si tratta semplicemente di avanzamento tecnologico. Per avere la conferma di ciò basta guardare agli effetti visivi di Episodio III, non certo perfetti come ad esempio in Avatar, ma sicuramente belli.

Occasioni sprecate

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Con la versione in Blu-Rey viene enfatizzata l’obsolescenza di alcuni modelli poligonali, come ad esempio quello di Sebulba.

Allora forse bisognerebbe correggere la legge tempo-bellezza enunciata prima, introducendo la componente negativa dovuta all’avanzamento tecnologico, che ha reso subito obsolete determinate tecnologie. Eppure, nonostante tutto, anche al tempo la CGI era brutta. Come accennato in precedenza, l’indecenza della battaglia tra Gungan e Droidi nelle praterie di Naboo è un fatto oggettivo. Uno dei paesaggi più brutti della storia del cinema è stato creato perché i modelli poligonali non potevano essere troppi a causa della limitata potenza di calcolo.

Il rapporto patologico, di cui il titolo, si trova nel fatto che Lucas abusò di questa tecnologia praticamente ogni volta che gli fu possibile farlo. Molte delle scene che potevano essere realizzate benissimo con stunt professionisti sono state date in pasto ai computer, per un’inutile dimostrazione di forza che si è ritorta contro il regista stesso. In questo momento mi piange il cuore, perché sono consapevole del fatto che sia Episodio I che II sono, da questo punto di vista, delle occasioni sprecate.

Comunque, sono sicuro che, nonostante tutte queste mie parole, nel 2077, mentre sarò sul letto di un ospedale a pensare ai tempi andati, inizierò l’ennesima maratona di Star Wars e non salterò certo Episodio I e II, anche se qualsiasi nuovo ordine machete potrebbe dirmi di farlo.