E’ facile nel 2017, dopo quarant’anni di incredibili successi, pensare alla trilogia originale di Star Wars come ad un’entità sacra e inviolabile. Stessa cosa per gli iconici personaggi che l’hanno resa tale. Primo fra tutti il jedi Obi-Wan Kenobi, interpretato dal magistrale sir Alec Guinness. Ma, come abbiamo ribadito più volte, prima del 1977 la storia era completamente diversa. Nessuno credeva nel progetto di George Lucas, e moltissimi lo reputavano addirittura insulso e banale.

Tra questi, c’era proprio Alec Guinness. L’attore ebbe fino alla sua morte un rapporto critico sia con Star Wars che col suo personaggio, arrivando quasi a non sopportarlo. E’ proprio di questo particolare rapporto che vi parlerò.

Premesse doverose

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Alec Guinness nel film “Il ponte sul fiume Kwai”, che gli permise di vincere l’Oscar come miglior attore nel 1958.

Prima di cominciare, mi preme avvertire i lettori più suggestionabili. Per comprendere appieno le ragioni dell’attore, è impossibile continuare a leggere l’articolo pensando a cos’è oggi Star Wars. Bisogna tuffarsi in quello che era il panorama cinematografico di metà anni ’70. E soprattutto entrare nella mentalità di un professionista d’altri tempi, magistrale interprete teatrale (soprattutto di opere shakespeariane) e di film impegnati o di potente satira sociale, tipici del cinema post Seconda Guerra Mondiale.

Gli inizi

Quando Alec Guinness lesse lo script di Star Wars per la prima volta, rimase abbastanza perplesso in merito. L’attore, infatti, già di per sé non amava i film di fantascienza (un genere che in quegli anni non aveva certo la stessa risonanza di oggi) e inoltre lo riteneva abbastanza incomprensibile, sensazione condivisa da molti altri membri del cast. In una lettera indirizzata ad un amico, datata 1975, l’attore scriveva che il suo prossimo film sarebbe stato una “favola spazzatura su cose fantastiche“.

Guinness però decise di accettare il ruolo per due motivi principali. In primis gli piacque molto il film precedente di George Lucas, American Graffiti (1973). Ma, soprattutto, nonostante le molte perplessità in merito alla trama, l’attore capì sin da subito che il film avrebbe potuto avere un grande successo, e che avrebbe potuto sbancare i botteghini (uno dei pochi a pensarla così, che lungimiranza!). Per questo motivo contrattò un adeguamento del suo compenso iniziale, raddoppiandolo a 150 mila dollari, e in più chiese il 2% dei profitti del film. Un’operazione che, in futuro, lo avrebbe reso davvero molto ricco.

Le esperienze sul set

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Alec Guinness e George Lucas sul set di Star Wars, in Tunisia.
Fonte: reddit

Anche l’esperienza sul set non fu delle migliori per l’attore. Diciamo che in generale si viveva un clima surreale sul set di Star Wars nel 1976. Quasi tutti, dal cast al personale, credevano che il film fosse una montagna di stupidaggini, e lo si faceva notare praticamente sempre. Quasi tutto il personale, credendo che il film sarebbe stato un flop, insultava e derideva apertamente gli attori mentre giravano per il set. I tecnici erano fermamente convinti che Star Wars fosse un film di serie B, e pertanto si prendevano davvero molte libertà. Alec Guinness, professionalmente integerrimo, svolgeva invece il suo lavoro con diligenza. Ma spesso si lamentò delle esperienze sul set, come testimoniato in una sua lettera indirizzata all’amica Anne Kaufmann:

Cara Anne,

Sono in Inghilterra a girare. Non posso dire che il film mi piaccia. Ogni giorno che passa mi consegnano risme di fogli con nuovi dialoghi scadenti, nessuno dei quali rende il mio personaggio più definito o tanto meno sopportabile. Devo andare sul set e lavorare con un nano, un certo Kenny Baker (molto piacevole, e si lava in un bidet), il tuo connazionale Mark Hamill e Tennyson Ford (aspetta, non può essere il suo vero nome). Ellison, forse? (Ma no!). Beh, insomma, un giovanotto languido e slanciato che probabilmente è piacevole e divertente. Ma, Dio mio, mi fanno sentire un novantenne – e mi trattano come se avessi 106 anni. Ah, ecco, “Harrison” Ford. Mai sentito?

Sentimenti contrastanti

Insomma, sir Alec, oltre ad essere abbastanza sfiduciato per la consistenza delle sue battute, soffriva il fatto di essere trattato con troppa riverenza dagli altri. Forse in merito al fatto che, all’epoca, lui era l’unico attore già famoso all’interno del cast. Nonostante tutte queste sensazioni negative, quando terminarono le riprese del film Guinness scrisse queste parole sul suo diario:

“È un film molto spettacolare e tecnicamente notevole. Emozionante, molto rumoroso ma sincero. Secondo me la battaglia finale dura cinque minuti di troppo. Alcuni dei dialoghi sono atroci e la maggior parte si confonde nel frastuono generale. Rimane comunque un’esperienza che lascia il segno”.

Insomma, nonostante il suo pessimismo nei confronti di alcuni aspetti della pellicola, l’attore era convinto del suo potenziale. E difatti, come tutti sappiamo, fu un successo clamoroso.

La morte di Obi-Wan

Un’altra diatriba nacque in merito alla decisione di far morire il suo personaggio. Inizialmente infatti sembrò che la decisione di far morire Obi-Wan fosse stata di Lucas, e che l’attore fosse dispiaciuto per questa scelta. Nel 1999, però, Guinness rivelò che era stato proprio lui a proporre a Lucas l’idea di far morire il suo personaggio, per conferirgli maggiore importanza e anche perché non riusciva davvero a sopportare i suoi dialoghi. In merito, infatti, confessò che: “volevo soltanto smetterla di dover pronunciare quelle battute dannatamente brutte e banali“.

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Il combattimento tra Obi-Wan Kenobi e Darth Vader.
Fonte: starwars.com

Ribadisco, non bisogna sorprendersi nei confronti di questo astio per i dialoghi della pellicola. L’attore britannico infatti, come già detto, non era l’unico a ritenere i dialoghi insulsi ed incomprensibili. Anzi, era uno di quelli che lo faceva notare in maniera più pacata (era un gran signore, uomo d’altri tempi). Per fare un esempio, in merito ai dialoghi, lo stesso Harrison Ford si lamentò spesso con Lucas, anche con toni molto aspri, dicendogli: “puoi mettere questa merda nei copioni, George, ma sono sicuro che tu non riusciresti mai a parlare così“. Queste testimonianze ci aiutano a capire quanto fu azzardato, e successivamente vincente, il progetto e il sogno di Lucas.

I sequel

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Obi-Wan Kenobi appare a Luke sotto forma di fantasma della Forza.
Fonte: starwars.com

Dato l’incredibile successo di Star Wars, Alec Guinness, a fronte di un cospicuo aumento, acconsentì di ricoprire anche nei capitoli successivi il ruolo di Obi-Wan Kenobi, ma solo a particolari condizioni, come ad esempio il fatto che non avrebbe contribuito in alcun modo a nessun tipo di pubblicità promozionale dei film. George Lucas, inoltre, era pronto a tutto pur di trattenere il grande attore fino all’ultima pellicola, Il ritorno dello Jedi. In questo senso fu emblematica la scelta di far interpretare Darth Vader senza maschera all’attore Sebastian Shaw. Quest’ultimo era infatti un grande amico di Alec Guinness, e in quel periodo non se la passava bene sia economicamente che professionalmente.

Per questo Guinness chiese a Lucas di dargli una parte nel film. Il regista accettò perché sapeva che Guinness non era un estimatore della saga, e che in quel modo lo avrebbe convinto a girare anche il terzo capitolo. Nonostante questo “astio” di Guinness nei confronti di Star Wars, sia George Lucas che gli altri membri del cast hanno sempre ribadito l’incredibile cortesia, correttezza e professionalità dell’attore, sia fuori che dentro il set. Come detto prima, un attore d’altri tempi.

Il post Star Wars

Forse fu proprio il periodo post Star Wars ad avere l’impatto più negativo su Alec Guinness. Man mano che passavano gli anni, la popolarità della trilogia cresceva, in concomitanza con la sua fama per il ruolo iconico di Obi-Wan Kenobi. La gente, e soprattutto le nuove generazioni, arrivarono ad identificare l’attore solo tramite quell’interpretazione. E’ facile immaginare quanto questo fosse avvilente per Guinness, prolifico attore sia teatrale che cinematografico.

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Una scena epica

Si dice che negli ultimi anni fosse talmente stufo di questa situazione che gettasse via tutta la posta dei fan senza nemmeno leggerla (questa notizia non è tuttavia confermata). In un suo libro l’attore raccontò un aneddoto riguardante un fan di Star Wars. Il fan gli chiese un autografo, dicendogli di aver visto Star Wars più di 100 volte (pivello), e Guinness glielo concesse ma a patto che la smettesse di rivedere il film, perché, testuali parole: “potrebbe avere effetti nocivi sulla tua vita“.

Raccontare il difficile rapporto tra Alec Guinness e Star Wars, nonché con il suo personaggio, non ha lo scopo di affievolire quella “magia” che rende sacra la saga di Star Wars. E neanche quello di sminuire la figura dell’attore. Anzi, in un certo senso la rafforza. Proprio perché, nonostante egli provasse queste sensazioni contrastanti nei confronti di Star Wars, non è mai venuto meno ai suoi impegni e soprattutto alla sua incredibile professionalità. E ci ha regalato un personaggio ed una interpretazione che rimarranno scolpiti nella storia del cinema.