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    Din e Grogu: come comunicare un’emozione senza parlare

    Un'analisi del grande lavoro di Favreau e Filoni

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    The Mandalorian ha fatto innamorare tutti. Il finale della seconda stagione ci ha mandato in visibilio e ci ha commosso. Una particolarità della serie è che riesce ad esprimere emozioni fortissime con due personaggi che hanno delle limitazioni: Grogu non parla e Din non mostra quasi mai il volto. Per risolvere questo problema, The Mandalorian utilizza delle tecniche narrative precise per farci capire cosa provano i personaggi senza esprimerlo necessariamente con le parole. Andiamo a vedere quali…

    Din, Grogu e la pallina

    the mandalorian easter egg
    Din Djarin e Grogu

    The Mandalorian, come anche la trilogia originale, è la storia di un padre e di un figlio. Ma in Episodio VI, quando Vader porta Luke dall’imperatore, noi capiamo i sentimenti di entrambi tramite un meraviglioso dialogo (“So che c’è del buono dentro di te, avverto il tuo conflitto”, e così via). Senza questo scambio sarebbe più difficile percepire le emozioni che sta provando Anakin in quel momento. In The Mandalorian una scena del genere non è ancora possibile, perché Grogu non parla. Allora la serie utilizza altri strumenti che raccontano visivamente la loro relazione: oggetti e situazioni ricorrenti.

    La storia raccontata da Jon Favreau e Dave Filoni è quella di un guerriero che impara grazie ad un bambino a togliersi l’elmo (letteralmente!) e a essere un padre. Si affeziona di nuovo dopo le sofferenze che lui stesso ha vissuto da piccolo (vi parliamo dell’arco di Din nello specifico in quest’articolo). Dall’altra parte, è la storia di una creatura che ha avuto un passato terribile e che impara di nuovo a fidarsi di qualcuno. E quel qualcuno è proprio il nostro eroe. Con quali strumenti visivi si può raccontare un simile arco? Semplice, anche con una pallina di metallo. Basta saperla utilizzare nel modo giusto.

    The Mandalorian usa vari oggetti tematici nel corso della narrazione, a partire dall’iconica armatura del protagonista. Ma è la piccola pallina di metallo, quella con cui Grogu gioca nella prima stagione, a segnare le tappe dell’arco del loro percorso di relazione. Svolge un ruolo fondamentale quando Ahsoka allena Grogu, e poi, insieme all’asta, è l’unico pezzo che sopravvive della Razor Crest. E’ l’oggetto che ci racconta le emozioni che prova Din verso Grogu, e viceversa, perché come spettatori sappiamo che rappresenta il loro legame. Vi sono anche altri simboli, più semplici e decifrabili: quando Grogu e Din diventano un clan, prendono il Mudhorn come loro emblema. La lista potrebbe andare avanti, ma ci fermiamo qui per adesso.

    Situazioni ricorrenti

    Din senza elmo per Grogu
    Din senza elmo per Grogu

    Grazie ad espedienti come la pallina, Favreau e Filoni sono in grado di raccontare come Grogu si affezioni a Din, e come questi piano piano si cali sempre di più nel ruolo di padre. Ma ci sono altre tecniche che sono utilizzate parallelamente, e che, unite, riescono a creare il climax emotivo del finale di stagione. Gli autori sono stati bravissimi a dosare questi elementi nel corso della stagione, per poter arrivare al meraviglioso risultato che abbiamo potuto ammirare.

    Nella seconda stagione abbiamo assistito all’esilarante rapporto tra Grogu e il cibo. Quando non erano delle divertentissime gag, queste scene si tramutavano in momenti d’intimità tra Grogu e Din. E in questi momenti, Grogu provava a sbirciare sotto l’elmo di Din per vederne il viso, senza riuscirci. Basta questo per dirci quanto Grogu voglia vedere il volto del padre. Dare un significato sempre più profondo e religioso all’elmo amplifica in maniera esponenziale i rari momenti in cui Din se lo toglie. E ci sono ben due puntate della stagione che sono dedicate in parte a questo: la terza e la settima. Senza questi approfondimenti, forse, il finale non avrebbe colpito così tanto.

    Perché quando Din si leva l’elmo alla fine, sapendo il significato che ha per lui toglierlo, sappiamo anche cosa significa per Grogu quel gesto. Mando non l’avrebbe tolto per nessun altro se non per suo figlio. Quasi nessuna parola è stata pronunciata, eppure abbiamo capito tutto. Noi non sappiamo di solito cosa succede sotto l’elmo di Din, quindi vederlo in lacrime fa ancora più effetto. Chiaramente, ci sono dei momenti in cui i sentimenti vengono espressi a parole. E’ Ahsoka a farlo, quando rifiuta di allenare Grogu: “Sei come un padre per lui.” Per lo spettatore non è un colpo di scena, ma semplicemente la conferma di quello che già sapeva.

    Insomma, tutte queste tecniche narrative sono culminate nella scena che ha fatto piangere tutto il mondo, nella quale il dialogo è ridotto al minimo (Din che dice a Grogu di non aver paura), ma è giusto così. E’ talmente costruita bene che possiamo anche aggiungere le battute, andando a prendere dall’immaginario classico di Star Wars: “Per una sola volta, lascia che ti guardi con i miei veri occhi.” Fare una citazione senza effettivamente dire la battuta non è proprio da tutti, e l’arte di The Mandalorian è anche questo: uno straordinario racconto per immagini, che va dritto al cuore.

    Voi cosa ne pensate? Quali altre tecniche avete notato? Fatecelo sapere nei commenti! Continuate a seguirci anche su FacebookInstagram e Twittervi terremo costantemente aggiornati sull’universo di Star Wars. 

    Giorgio Nicolai
    Studente di cinema e aspirante sceneggiatore, grazie a Star Wars ho iniziato ad appassionarmi a questo mondo, con la speranza, un giorno, di entrarci. La strada è dura, ma per fortuna ci sono gli insegnamenti di Obi Wan e di Yoda a guidarmi: fare o non fare, non c'è provare!

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