Ti hanno mai detto della tragica fine di Darth Plagueis il Saggio? È una storia che i Jedi non raccontano. È una leggenda Sith.

Un semplice scambio di battute. Un personaggio che non è nient’altro che un nome. Un aneddoto senza alcun riscontro diretto nella trama principale. Questo è, in fin dei conti, tutto ciò che sappiamo di Darth Plagueis, canonicamente parlando.

Un puro gioco retorico, un teatrino che l’attore Palpatine mette in scena e che seduce, avvince, ghermisce il suo futuro apprendista… e noi con lui.

Perché è impossibile non fantasticare sull’addestramento del giovane Sidious, sulla sua ascesa e sul suo legame, conflittuale ed estremo, con un Maestro del Male fin troppo sapiente. Ci vorrebbe un libro intero, e lungo, per sviscerare questa seduzione narrativa.

Ci vorrebbe Darth Plagueis di James Luceno, edito in Italia da Multiplayer, romanzo Legends, quindi non canonico, ma costruito con una precisione, un’accuratezza tale da inserirsi e combaciare al millesimo con tutti gli eventi canonici della saga di Lucas.

Non è canon, ma se lo fosse…

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Anakin e Palpatine conversano in Episodio III

L’illusione, il desiderio bruciante che fa avvampare il lettore, quanto più si addentra tra le pagine di Luceno, è che gli eventi narrati corrispondano a verità.

Perché tutto, sempre, è così maledettamente coerente. Il romanzo riecheggia, riprende e sviluppa ciò che già sappiamo, collocandolo in una prospettiva più complessa, ricca di retroscena, macchinazioni e complotti.

Vediamo tutto ciò che non avremmo dovuto, o voluto, vedere. O forse sì, in maniera un po’ perversa e inconfessata.

Il lettore è accarezzato, sedotto e guidato dal Lato Oscuro, impersonato magistralmente dai suoi adepti. Un grande privilegio, quello di poter osservare ogni cosa da dietro le quinte, con verità, in una Galassia in cui ogni posizione è sempre ambigua. Ogni alleanza, ogni parola cela un doppio fine e il tradimento è sempre dietro l’angolo.

Il potere vero  non ha bisogno di artigli o di zanne, né ha bisogno di essere proclamato tra ringhi e schiamazzi. Esso può soggiogare con catene di seta come il fascino della risoluzione e l’astuzia politica.

Sulle tracce di Hego Damask

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Hego Damask, alias Darth Plagueis

La figura di Hego Damask, alias Darth Plagueis, torreggia imperiosa dall’inizio alla fine del romanzo. O meglio, dalla fine all’inizio.

Un prologo magistrale ci catapulta, prima di ogni cosa, direttamente sulla scena del crimine tanto vagheggiato in Episodio III: il vecchio Sith, appena ucciso, alimenta la gloria del suo Apprendista che, ormai del tutto immerso nel Lato Oscuro, compie la propria apoteosi e si eleva a Maestro.

Nell’epicentro del sisma si ergeva Sidious, la mano elegante stretta intorno al davanzale brunito di quella translucidità in continua espansione, un recipiente sul punto di esplodere. La Forza scorreva così potente in lui che per un attimo temette di sparire dentro di essa per non fare mai più ritorno.

Luceno avvia la narrazione con un Prologo che è un vero e proprio incipit in medias res, con Palpatine che consuma l’assassinio e ascende a nuovo Signore Oscuro dei Sith.

Il tutto è geniale quanto insolente. La scena, diretta, travolge e catapulta il lettore a un passo dalla verità, ma inizia troppo tardi, anche se di pochissimo: Plagueis è appena morto, e noi ne sappiamo quanto prima.

A questo punto, per ritrovare quell’attimo supremola morte nel sonno per mano del suo allievo su cui l’intero romanzo è costruito, il lettore non può che cominciare una disperata rincorsa attraverso le pagine, la vita, le macchinazioni di Hego Damask.

Ma chi è davvero Hego Damask? E quanto il suo ruolo è stato determinante per l’ascesa di Palpatine, la distruzione della Repubblica e l’avvento dell’Impero?

Per rispondere a questa domanda occorre leggere i trenta capitoli del volume o, molto più riduttivamente, il seguito di questo articolo.

Il Saggio dietro il Politico

 A differenza di alcuni Signori dei Sith del passato, noi non siamo dei macellai, Sidious. Siamo gli architetti del futuro.

Uno stratega di razza muun che dispone abilmente i pezzi sulla scacchiera del destino.

Un distruttore saggio, dotato di lungimiranza, eccellente dialettica, capacità di calcolo e dissimulata crudeltà.

Un amministratore e mecenate del business, Presidente della Damask Holdings, società capace di soggiogare interi sistemi planetari con influenze, prestiti e investimenti.

Uno scienziato che, in gran segreto, nello scantinato della sua personale clinica degli orrori, conduce esperimenti sulla manipolazione dei midi-chlorian.

Un mentore che educa al dolore, al caos e alla grandezza. Che scova e sfida, senza temerla, la parte peggiore del suo allievo. Che insegna a pianificare con cura i dettagli, ma anche a sapersi adattare. E che istruisce al rischio calcolato, mai sfuggito.

Un Lord Sith, votato completamente al Lato Oscuro, ma intenzionato a ribaltare la Regola dei Due di Darth Bane e a controllare tutto: la vita e la morte dei midi-chlorian, della Forza, della Galassia intera.

“Non vi è cura per il decadimento: deve essere spazzato via dal calore di un fuoco purificatore. (…) Solo noi possiamo imbrigliare e sfruttare il potere del caos. (…) Ricorda, però, che un politico astuto è in grado di provocare molto più scompiglio di due Signori dei Sith armati di vibrolame, spade laser o picche a energia. Ecco ciò che devi diventare, mentre io ti consiglio da dietro le quinte.”

“Ne saremo all’altezza?”, domandò Sidious.

“Chiediti invece se saremo abbastanza feroci”, lo rimbrottò Plagueis con un ghigno.

L’Apprendista geniale

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Una artwork raffigurante un giovane Sheev Palpatine addestrato da Darth Plagueis

Non credo di essere il solo ad aver letto Darth Plagueis… non per Darth Plagueis.

Perché attraverso il Maestro, in fin dei conti, non si fa altro che sondare, conoscere e celebrare più in profondità l’Allievo. Si ha modo di osservarne i presagi, il vissuto, l’apprendistato, il fato oscuro di Sidious nel suo terribile dipanarsi.

Darth Plagueis dà il nome al romanzo, è vero, ma non è il reale protagonista della storia: astutamente, Sheev Palpatine gli ruba la scena e porta su di sé tutti i riflettori.

La sua presenza, in effetti, è talmente ingombrante da farsi sentire perfino sotto forma di assenza, quando Damask vaga per la Galassia sradicando gli apprendisti inadatti e si imbatte in un giovane di Naboo particolarmente scaltro e ambizioso.

“Mi avevi detto di non essere interessato alla politica. È vero?”

“Non proprio”, rispose il giovane a denti stretti.

“Quanto ti interessa? Cosa vorresti diventare? Senatore della Repubblica? Sovrano di Naboo? Cancelliere supremo?”

Palpatine inspirò a fondo. “Vorrei poter cambiare le cose”. Il suo sguardo si indurì. “Vorrei comandare.

Il vecchio Sith si illude che la Regola dei Due possa essere sovvertita, che Maestro e Apprendista possano dividersi il potere, regnare insieme per l’eternità: un grave errore, ma non sarà il solo.

Benché sempre più sapiente e padrone della Forza, il vecchio muun commetterà una serie di leggerezze sempre più grossolane, sconnesse dal Grande Piano della Vendetta dei Sith. La Forza è un’entità restia a svelare i suoi segreti, e il Lato Oscuro non perdona chi osa metterlo in secondo piano.

Le tre parti che compongono il romanzo – Reclutamento, Apprendistato e Maestroce lo rendono manifesto, mostrandoci rispettivamente la condizione di inferiorità, parità e infine superiorità di Palpatine nei confronti di Hego Damask, passando attraverso capitoli memorabili come La morte incarnata e Il Cerchio Inclinato.

Il Saggio e il suo compendio

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Palpatine e Darth Plagueis.
Da: youtube

All’interno del romanzo, ritroviamo scene che non avremmo mai potuto vedere, ma che più volte abbiamo immaginato nella nostra mente, come quella della leggendaria investitura di Darth Sidious.

“Sei bieco, ambizioso, arrogante, bugiardo e sfacciato. Non provi nulla per nessuno. E sei anche un assassino!”

“È tutta qui la sua saggezza… i precetti di un qualche culto antico?”

“Valgono solo se vuoi seguirli, Palpatine.”

“È quello che voglio.”

“Allora inginocchiati e giura che da questo momento in poi il tuo destino sarà indissolubilmente legato all’Ordine dei Signori dei Sith.”

Ma soprattutto, tra le pagine di questo piccolo capolavoro, ritroviamo le immancabili massime filosofiche, esistenziali e politiche – machiavelliche e oscure – tanto care agli appassionati della saga; rimandi ai Sith del passato e omaggi a quelli del futuro.

In questo senso, l’appellativo Il Saggio calza proprio a pennello sul personaggio di Darth Plagueis, depositario di un sapere da cui Palpatine attinge a piene mani, avidamente, fino a prosciugarne la fonte.

“Morirò, il Lato Oscuro mi ucciderà. È questo che si pensa. Ed è vero, morirai, ma soltanto per rinascere. (…) La commistione di paura e gioia, di sentirsi umili e potenti al tempo stesso, di sfruttare ed essere manipolati come oggetti. L’essere scelti e al contempo soggiogati da qualcosa più grande di noi.”

“Discendiamo da Darth Bane; siamo i prescelti che rifiutano di lasciarsi trasportare dalla Forza e che invece la governano.”

“Riesci a comprendere il grande errore dei Jedi? Compiono la volontà della Repubblica come fosse quella della Forza! Ma quando mai un potere politico è riuscito a giudicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?”

Un prodotto leggendario 

fan contro il nuovo corso di star wars
Artwork di Episodio I, da walldevil.com

E se tutte queste chicche ancora non bastano a indirizzarvi al libro di Luceno, aggiungo che, mentre Hego Damask fa scuola da Sith, lo scacchiere galattico assume progressivamente, perfettamente e inesorabilmente tutti quei contorni che ben conosciamo.

Gli eserciti di droidi, di cloni. La Federazione dei Mercanti. Il ruolo di Naboo. Le faide tra gli Hutt nell’Orlo Esterno. Gli intrighi politici in Senato. L’eredità di Dooku, Sifo-Dyas, Qui-Gon e Obi-Wan. Darth Maul. Padmé, Gunray e Finis Valorum. Jabba. Anakin Skywalker.

Tutto si intravede, si posiziona, ci strizza l’occhio e ci dà appuntamento più in là.

E quando, al termine di questo vortice di emozioni, senza una sola sbavatura, il lettore si ritrova a Coruscant, di notte, nella stanza di un vecchio muun ucciso nel sonno – un muun che non dormiva da vent’anni – un po’ ci dispiace che i conti siano tornati così bene.