Condominio, se l’amministratore non ha questa nomina sul contratto tu non paghi | Fattelo mandare via mail e leggilo subito

Amministratore di condominio pagamento illustrazione (Canva foto) - www.insolenzadir2d2.it
Se manca questo dettaglio nel contratto dell’amministratore, potresti non dovergli versare nulla. Scopri di cosa si tratta.
Un amministratore di condominio dovrebbe rappresentare una figura di fiducia e garanzia per tutti i condòmini. Coordina la vita quotidiana del palazzo, tiene i conti, organizza interventi, raccoglie i versamenti. Ma siamo proprio sicuri che ogni amministratore abbia il diritto di essere pagato, a prescindere?
In molti casi ci si affida automaticamente all’amministratore come a un professionista regolarmente incaricato, senza però verificare alcuni elementi fondamentali del suo ruolo. E se fosse proprio un dettaglio formale – a volte trascurato o dato per scontato – a fare la differenza tra un incarico legittimo e uno nullo?
Non tutti sanno che esistono precise condizioni legali che rendono valido l’incarico dell’amministratore. Senza il rispetto di queste regole, l’amministratore potrebbe risultare privo di titolo e, di conseguenza, non avere diritto ad alcun compenso. Ciò significa che i condòmini potrebbero anche legittimamente rifiutarsi di pagarlo.
Tutto questo potrebbe essere racchiuso in un’unica domanda: l’amministratore è stato davvero nominato secondo le regole? Oppure manca qualcosa nel contratto che, se scoperto, potrebbe cambiare radicalmente la situazione e far risparmiare i condòmini?
Quando l’amministratore non ha diritto al compenso
La legge italiana è molto chiara: se l’amministratore non viene nominato correttamente, perde il diritto a ricevere il compenso previsto. Secondo quanto riportato da Brocardi.it, in mancanza di una nomina formale da parte dell’assemblea o di un contratto scritto che specifichi il compenso, l’amministratore non può pretendere alcun pagamento. Lo ha ribadito anche la Cassazione, con l’ordinanza n. 12927/2022, dichiarando nulla la delibera priva dell’indicazione dettagliata dell’onorario.
Un altro aspetto decisivo è quello legato alla durata del mandato. Se l’incarico dell’amministratore è scaduto e non è stato rinnovato ufficialmente, egli può agire solo per gestire le urgenze, ma senza diritto ad alcun compenso. La normativa introdotta con la riforma del condominio (L. 220/2012) ha ristretto notevolmente le possibilità di proroga tacita. In assenza di rinnovo, l’amministratore non ha titolo per richiedere alcun pagamento, anche se continua ad agire come se fosse ancora in carica.

La verifica della nomina tutela i condòmini
Accertarsi che l’amministratore sia stato correttamente nominato è un diritto – e un dovere – di ogni condomino. Basta richiedere via mail una copia del verbale di nomina e del contratto con l’indicazione del compenso. Se questi documenti non ci sono, o se mancano le informazioni previste dalla legge, il pagamento può essere legalmente sospeso. Non è necessario ricorrere subito a un legale: una semplice verifica formale può far emergere irregolarità rilevanti.
In casi come questi, l’assemblea può intervenire per revocare l’amministratore e, se opportuno, nominarne uno nuovo con tutti i crismi. Nessun condòmino è obbligato a versare contributi per un incarico privo di validità, e l’eventuale rifiuto di pagamento è giustificato dalla normativa vigente.