Dopo le riflessioni su Anakin Skywalker, arriviamo finalmente a parlare del complesso rapporto tra Darth Vader e Darth Sidious. L’unico, quest’ultimo, che abbia realmente beneficiato del passaggio di Anakin al Lato Oscuro: ed è ragionevole pensare che tale passaggio sia stato dall’Imperatore attentamente seguito e pianificato nel corso degli anni. Il motivo di un tale interesse, morboso, da parte di Sidious, si spinge in realtà ben oltre la forza e giovinezza del giovane Jedi.

Il suo obiettivo, infatti, non è solo reclutare un nuovo apprendista Sith “molto più giovane e molto più potente” dei precedenti. E’ l’ira funesta – sì, proprio come Achille! – ciò che l’oscuro e astuto Darth Sidious brama maggiormente.

La volpe e il leone

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Anakin e Palpatine conversano in Episodio III

Potremmo paragonare il rapporto tra i due a quello tra volpe e leone. Perché se Palpatine, in ottica machiavelliana, racchiude in sé principalmente l’astuzia “volpina”, è altrettanto chiaro che Vader, nella sua implacabile brutalità, rappresenti invece la forza “leonina”, che sradica nella sua furia minacce e oppositori. Questo lo vediamo, nella trilogia prequel, in Episodio II con lo sterminio Sabbipodi e in Episodio III con i massacri al Tempio Jedi e su Mustafar. Nella trilogia originale, invece, sperimentiamo l’inflessibilità inarrestabile di Vader a capo delle truppe imperiali. Come, detto, è stato Palpatine colui che ha maggiormente alimentato l’ira del ragazzo, come possiamo vedere ne La Vendetta dei Sith.

Palpatine: Hai intenzione di uccidermi?

Anakin: Ne avrei certamente voglia.

Palpatine: Lo so, lo sento. Percepisco l’ira che è in te: essa ti fa inflessibile, moltiplica le tue forze.

Episodio III, La vendetta dei Sith

Vader e il Principe di Machiavelli

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Darth Vader nella scena finale di Rogue One.
Fonte: Youtube

In un passo famoso del Principe, parlando di Annibale cartaginese, Machiavelli tesse una descrizione del celebre condottiero che sembra fatta su misura per Vader:

Tra le mirabili azioni di Annibale si aggiunge questa, che avendo un esercito immenso, misto di infinite generazioni di uomini, guidato a combattere in terre d’altri, non vi nascesse mai alcun dissenso né fra loro, né contro il Principe, sia nella buona che nella cattiva sorte. Il che non poté nascere da altro, che da quella sua inumana crudeltà, la quale, insieme con tutte le altre sue infinite virtù, lo rese sempre al cospetto dei suoi soldati venerando e terribile.

(Il Principe, adattamento dal cap.XVII)

 Un essere “venerando e terribile”, con un “esercito immenso” ridotto all’obbedienza attraverso un terrore quasi mistico. Un essere che conosciamo e che tutti, nel bene e nel male, abbiamo amato e/o temuto vedendolo in azione: in una parola, anzi due, Darth Vader (ogni riferimento alla scena finale di Rogue One è puramente casuale).

Servirsi del leone: il ruolo di Darth Vader nella nascita dell’Impero

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Gli istanti prima della morte di Mace Windu

Sulla necessità di Lord Sidious di servirsi del potere di Vader si potrebbe riflettere anche più a fondo: se c’è una cosa che ci mostra la trilogia prequel, è che Darth Sidious non sarebbe mai divenuto Imperatore senza l’appoggio di Anakin Skywalker.

La cosa diviene evidente se interpretiamo l’uccisione di Mace Windu – molto più profonda di quello che sembra – in chiave figurata: nella furia di Skywalker possiamo infatti riconoscere il braccio, la mano, il pugno di ferro che agisce per spegnere il vecchio regime; è la sua azione, la sua opera, che concretizza il progetto imperiale, che lo mette al mondo realmente!

E che la furia distruttrice di Skywalker fosse l’unica strada sicura per sopprimere la Repubblica, ancora una volta è lo stesso Machiavelli a comunicarcelo, quando nel Principe si discute dei principati istituiti in paesi prima democratici o abituati a vivere liberi:

Perché in verità non esiste modo sicuro di possederle che non sia la rovina; e chi diviene padrone di una città abituata a vivere libera, e non la distrugga, si prepari ad essere distrutto da quella. […] Ma è nelle Repubbliche che vi è maggiore odio, più desiderio di vendetta, perché la memoria dell’antica libertà non si estingue mai (e come potrebbe?); pertanto la via più sicura è spegnerle con la forza, oppure abitarvi. (Il Principe, adattamento dal cap.V)

Il nuovo impero

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La rabbia di Anakin contro la sua amata nel momento in cui scorge Obi Wan

E, ciò che abbiamo appena letto nel passo del Principe, lo ritroviamo in Star Wars. Sidious, non a caso, porrà la sede del trono imperiale proprio dove sorgeva il Tempio Jedi; Vader scardinerà tutto con la forza, eppure, come sappiamo bene, ciò non basterà a impedire la Ribellione… Insomma, machiavellianamente, “la memoria dell’antica libertà non si estingue mai”.

Sul finire di Episodio III, ad ogni modo, assistiamo ad un Darth Vader già pienamente consapevole del proprio ruolo, della propria responsabilità nel colpo di stato: “Ho portato pace, libertà, giustizia e sicurezza nel mio nuovo Impero” afferma nell’epico diverbio con Kenobi. In quel “mio”, Vader rivendica il suo ruolo di “padre” – sì, ne nasce un interessante conflitto di paternità –  dell’Impero tanto quanto Sidious! E si ricordi, a questo proposito, che è stato Vader, non Sidious, a marciare sul Tempio Jedi, Vader a sterminare i capi separatisti, Vader a guidare gli eserciti imperiali prima e dopo.

Il male tutto insieme: l’Ordine 66 e la vendetta dei Sith

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L’ormai Darth Vader marcia verso il tempio Jedi.
Da: wookieepedia

Altro elemento importante, da confrontare con il Principe, è la scelta di Sidious di concentrare tutte le azioni più cruente del colpo di stato, Ordine 66 compreso, in una sola notte: il male dovrà essere fatto tutto insieme, in una volta sola, e poi cedere il posto ad una pace duratura. Sul motivo di tale decisione, la spiegazione migliore la troviamo, ancora una volta, proprio nel trattato di Machiavelli:

Credo che sulle crudeltà male usate o bene usate avvenga questo. Bene usate, se del male è lecito dire bene, si possono chiamare quelle che si fanno una sola volta per necessità di assicurarsi, e poi non vi s’insiste ulteriormente, convertendosi invece nella maggiore utilità possibile dei sudditi. Le male usate sono quelle, invece, che pur essendo poche inizialmente, crescono col tempo anziché diminuire. Da qui è da notare che, nel conquistare uno Stato, deve l’occupatore disporre ogni cosa e fare tutte le crudeltà in una volta sola, per non avere a ripeterle ogni giorno, e per potere, una volta cessati i tumulti, assicurare gli uomini e guadagnarseli con benefici. (Il Principe, adattamento da cap.VIII)

 

Nel prossimo articolo, l’ultimo del nostro studio, tratteremo la questione della fedeltà, ponendo particolare attenzione alla rottura tra il Ministro del male e il suo Imperatore. Come al solito, confrontandoci con il Principe in maniera critica.

Dandovi quindi appuntamento al prossimo ed ultimo capitolo, vi saluto linkandovi le parti precedenti di questo viaggio: