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    Brotherhood: Obi-Wan e Anakin parlano di Qui-Gon nel nuovo estratto

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    Il prossimo 10 Maggio uscirà negli USA il romanzo Brotherhood, una pubblicazione molto attesa che parlerà di un periodo di cui conosciamo poco: quello che intercorre tra Episodio II e The Clone Wars, con la nomina di Anakin a Cavaliere Jedi e la missione di Obi-Wan su Cato Neimoidia. Dopo l’estratto sul primo incontro tra quest’ultimo e Asajj Ventress, ne è stato pubblicato un altro in cui Anakin e il suo vecchio Maestro parlano di molti argomenti, tra i quali Qui-Gon Jinn. Vediamolo di seguito!

    L’estratto di Brotherhood

    brotherhood star wars
    Copertina del romanzo Brotherhood

    Brotherhood sarà ambientato nel 22 BBY, all’inizio delle Guerre dei Cloni, e tra le altre cose ci narrerà come detto di “quell’affare su Cato Neimoidia” accennato da Obi-Wan in Episodio III. Sicuramente sarà un libro ricco di sorprese, e approfondirà le interazioni tra i protagonisti. Come dimostra il seguente estratto:

    “Eccoti,” chiamò Obi-Wan.

    Poco prima di parlare, aveva individuato Anakin da solo, ma era rimasto in silenzio. Il refettorio Jedi era quasi vuoto, tanto che Anakin doveva aver pensato che nessuno si sarebbe accorto se avesse cambiato la configurazione degli schermi olografici da una lista scorrevole di orari e menu a un podrace da qualche mondo remoto. Aspettò che Anakin finisse e si sistemasse al suo posto, con una semplice zuppa di verdure sul vassoio di fronte a lui, e diede al suo ex apprendista alcuni secondi per godersi la sua sistemazione prima di fare irruzione.

    In cambio, Obi-Wan usò il tempo per considerare la scena di fronte a lui: Anakin che cercava di piegare le regole per servire i suoi desideri personali. Qui, era una cosa di poco conto. Non molto tempo fa, era stato molto più drastico, e un singolo ricordo balenò, riassumendo le preoccupazioni di Obi-Wan in poche parole: “Sarai espulso dall’Ordine Jedi!”

    L’aveva urlato ad Anakin mentre il vento soffiava nei loro occhi, mentre la loro nave da guerra sorvolava Geonosis. In cambio, Anakin urlò di rimando. “Non mi interessa!”

    Ma questo era il problema. Ad Anakin importava. Gli importava di così tante cose, compresa la corsa dei baccelli, che Obi-Wan si sentiva come se fosse spesso il blocco di sicurezza sull’acceleratore di Anakin, assicurandosi che Anakin non andasse così veloce da perdere il controllo. Eppure ora erano pari piuttosto che Maestro e apprendista, una guerra che recideva quel legame protettivo e lasciava Anakin alla deriva tra i suoi istinti e la sua passione.

    “Maestro” disse Anakin, alzandosi così in fretta che le ginocchia sbatterono sul tavolo e la zuppa nella sua ciotola sbatté per reazione. Obi-Wan notò il sottile gesto che Anakin fece alle sue spalle, interrompendo l’alimentazione del display ologrammi con un movimento del dito. “Mi stavo mettendo in pari con le notizie su Cato Neimoidia e…”.

    “Va tutto bene”, disse Obi-Wan, agitando la mano come se stesse facendo un trucco mentale, anche se in questo caso si limitò a calmare la minestra che si stava rovesciando più in là. “Forse la pace potrebbe essere negoziata se guardassimo tutti insieme lo sport e bevessimo birra. In realtà, sono venuto a parlare con te del tuo prossimo incarico di domani”.

    Anakin guardò Obi-Wan, la più piccola torsione che si formò sulla sua bocca prima che tornasse neutra. “Domani? Pensavo di dover partire tra due giorni per supervisionare la consegna degli aiuti a Langston”.

    Una risposta molto strategica si formò nella mente di Obi-Wan. “Oh, lo sei ancora. Quello di domani è locale”. La sua testa si inclinò leggermente, misurando la risposta di Anakin. “Non dovrebbe interferire con qualsiasi cosa tu abbia in programma”.

    “Ah. Voglio dire”, iniziò Anakin prima di guardare dove era stata la proiezione olografica del refettorio. “Domani incontreremo il cancelliere. I nuovi Cavalieri Jedi, ecco. Non volevo perdermelo”.

    “Anakin, puoi prendere un feed dei tornei di podrace su qualsiasi navetta o trasporto. Se sai come fare”. Obi-Wan parlò con precisione specifica, qualcosa di ugualmente progettato per disarmare e allo stesso tempo scavare un po’ più a fondo. Fece una pausa, lasciando che Anakin bevesse un sorso di zuppa prima di passare a un nuovo argomento, qualcosa di altrettanto tattico. “Oh, ti ho detto che ieri ho incontrato la senatrice Amidala al Tempio? Sembra che lei e alcuni altri senatori siano d’accordo che i Jedi usino l’opportunità di parlare con Cato Neimoidia. Non l’ho più vista dai tempi di Geonosis, ma non sembra peggiorata”.

    Anakin si alzò di nuovo, una mossa attenta che evitò qualsiasi collisione con il tavolo questa volta. Poi si inginocchiò di nuovo al pannello di accesso dell’oloproiettore, con il volto completamente nascosto. “Se la incontri di nuovo, dille che la saluto. Un secondo” disse, armeggiando con la configurazione. “Non posso far sapere a nessuno che stavo guardando le corse dei pod. Allora, ho sentito che domani partirai per Cato Neimoidia”.

    “Le voci viaggiano veloci”.

    “Sai che dovrei essere lì con te”. Obi-Wan aveva già sentito variazioni di quell’affermazione, e in alcuni casi era accompagnata dall’intimazione che Anakin si considerava più potente, più capace, la soluzione più ovvia. In questo caso, però, la sua voce, la sua postura, la preoccupazione sul suo volto, tutto si presentava come autentico, una maturità inaspettata. Che interessante cambiamento di atteggiamento.

    “Lo preferirei di gran lunga. Ma dobbiamo rispettare gli avvertimenti del conte Dooku. Ha astutamente messo i Jedi in un angolo. Devo essere solo io”. Il disagio di Anakin all’idea dipinse tutta la sua espressione, un silenzio di pietra, come se il giovane cercasse di imporsi nella situazione. “Anche se sono sicuro che la Federazione dei Mercanti adorerebbe sentire la tua opinione sui migliori podracers della galassia. Forse potresti anche informarli dei tuoi sfavoriti preferiti”, disse, lasciando trapelare un sorriso compiaciuto.

    Anakin ricambiò il sorriso, costruendo un ponte tra i due, forse anche un silenzioso riconoscimento del loro status di parità. Come minimo, incrinava la tensione. “Vorrei”, iniziò prima che la sua voce si interrompesse. Un’altra ondata di emozioni arrivò, come un’onda, ma piuttosto che un complesso mix di sentimenti, Obi-Wan percepì… Era rimpianto?

    “Vorrei che il maestro Qui-Gon potesse vederci ora”. Anakin lasciava spesso Obi-Wan agitato, a volte con la sua spavalderia, a volte con la sua testardaggine, a volte con il modo in cui la spavalderia e la testardaggine tiravano sempre fuori l’impossibile. Ma questo veniva dalla pura sorpresa.

    Anakin aveva a malapena menzionato Qui-Gon a Obi-Wan. Quanto il Maestro Jedi ucciso occupava i suoi pensieri? “Mi dispiace, Maestro, non avrei dovuto…”

    “Sarebbe orgoglioso di te”, disse Obi-Wan, una pura sincerità nella sua voce. Qui-Gon, con una tale convinzione che Anakin fosse il Prescelto, che fosse vero o meno, era difficile mettere in dubbio i risultati di Anakin. “La sua fede sarebbe stata ricompensata”.

    Rimasero seduti in silenzio per diversi secondi, con l’unico suono delle posate e dei piatti provenienti dall’altra parte della sala da pranzo, entrambi ormai silenziosi. Infine, Anakin spinse le cose in avanti. Come faceva sempre. “Dovrei davvero volare su Cato Neimoidia. Come rinforzo. Non mi fido di Dooku. O della Federazione dei Mercanti. O dei Neimoidiani in generale, se è per questo”.

    “Questo non rientra nei parametri della missione, purtroppo”.

    Anakin fece una risata sommessa, poi scosse la testa. “Aspetta un attimo. Mi state dicendo che i Cavalieri Jedi seguono davvero ancora tutte le regole? Pensavamo fosse una cosa che avevi detto ai padawan per tenerci in riga”.

    “Infatti. Infatti, penso che scoprirete che la vita da Cavaliere Jedi è molto più facile quando ci si attiene alle regole. Improvvisare tende solo ad attirare i guai. A proposito…” Obi-Wan si illuminò, e improvvisamente si ritrovò a cercare di contenere l’impulso di ridacchiare. “Dovresti avere un piano per domani”.

    “Cos’è questo incarico misterioso?”

    “È qualcosa di molto più impegnativo, molto più impegnativo dal punto di vista emotivo di una semplice negoziazione, ma è un rito di passaggio, qualcosa di appuntato sulla cintura di ogni Jedi.” Il volto di Anakin si increspò per la curiosità, e Obi-Wan sapeva di avere il suo giovane compagno esattamente dove voleva. “Devi incontrare i giovani e trasmettere la tua saggezza”.

    La risata di Anakin riecheggiò nella sala quasi vuota, tanto da attirare l’attenzione del gruppo di padawan nell’angolo più lontano. “Ok, seriamente, qual è il compito?”

    “Anakin”, disse Obi-Wan, mettendogli una mano sulla spalla. “Sono assolutamente serio con te”.

    Gli occhi di Anakin si spalancarono e cominciò a scuotere lentamente la testa. “No. Non puoi esserlo”.

    “Temo di sì. E questo non può riguardare solo le tecniche della spada laser o la manipolazione fisica della Forza. Devi insegnare loro la saggezza che hai raccolto nel tuo viaggio da Padawan alle prove. E…” Obi-Wan si morse il labbro per trattenere la risata. “-devi rispondere alle loro domande. A tutte.”

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    Fonte

    Gaetano Vitulanohttps://insolenzadir2d2.it
    Studente di Giurisprudenza, cinefilo incallito, nel tempo libero promotore della sacra religione di Star Wars come founder de "L'Insolenza di R2-D2". Insolente quanto basta, cerco di incamerare la mia creatività nella scrittura, nell'oratoria, e soprattutto nell'arte della risata.

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