Il secondo capitolo della saga spin-off di Harry Potter, ovvero Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald, ha ottenuto recensioni molto variegate: c’è chi ha elogiato la pellicola e chi l’ha aspramente criticata. Tra le maggiori critiche da parte dei fan vi è quella riguardante una serie di “incongruenze” con la saga di Harry Potter che sono state disseminate durante il film. Questa nostra analisi verterà proprio sul confronto tra queste ultime e quelle di Star Wars, delle quali il nostro George Lucas ci ha abituati da tempo.

Tramite questo confronto capiremo quanto si può effettivamente recriminare alla Rowling per queste scelte o se questa critica sia stata più aspra del dovuto. Seguono ovviamente pesanti spoiler su I crimini di Grindelwald, evitate di proseguire se non avete ancora visto il film.

Inesattezze temporali

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La professoressa McGranitt.
Da: daninseries

Come già accennato in precedenza, noi fan di Star Wars siamo abituati ormai da tempo a tutta una serie di incongruenze disseminate nella trilogia prequel rispetto a quella originale. Alcune di queste sono state dettate da esigenze narrative, mentre altre scaturiscono sicuramente da semplici disattenzioni dello zio George. Va sottolineato che lo scopo di questo articolo non è quello di fare un processo a Lucas, ma di capire quanto le incongruenze possano effettivamente inficiare i collegamenti fra pellicole di una stessa saga. Partiamo col tema inesattezze temporali: nel secondo capitolo di Animali Fantastici ce n’è una abbastanza palese, ovvero quella riguardante la presenza di Minerva McGranitt. La mitica professoressa, stando a quanto sappiamo da Harry Potter, avrebbe cominciato ad insegnare ad Hogwarts all’incirca nel 1956.

In Animali Fantastici invece la vediamo come insegnante non solo nel 1927 (anno in cui è ambientato il secondo capitolo) ma addirittura in un flashback risalente a dieci o più anni prima. Stando a ciò la McGranitt insegnerebbe ad Hogwarts dagli anni ’10, ovvero circa quarant’anni prima di quanto affermato nei libri. Di certo un’operazione di fanservice anche gradita, ma difficile da giustificare.

Il confronto con Star Wars

scena originale prima della modifica di episodio VI star wars
La scena originale con l’attore Sebastian Shaw nei panni di Anakin.
Fonte: youtube

Nella trilogia prequel di Star Wars la questione delle inesattezze temporali è stata trattata in maniera più o meno consona da Lucas. Il salto ventennale tra le due trilogie è abbastanza veritiero, se si eccettuano i repentini invecchiamenti di Obi-Wan e Anakin. Nel primo caso è una questione passabilissima; nel secondo caso ci ha pensato Lucas stesso a rimediare, tramite la fantomatica modifica del fantasma di Forza di Anakin in Episodio VI. Una cosa difficilmente attuabile da parte della Rowling nei riguardi della McGranitt. Il caso Obi-Wan invece è molto simile a quello di Silente: la scelta di attori giovani contrapposta ad un loro “invecchiamento precoce” derivante dagli interpreti originali.

Anche qui però, in entrambi i casi, si tratta di questioni abbastanza irrisorie: Alec Guinness aveva 63 anni quando interpretò Obi-Wan; il maestro jedi nell’universo di Star Wars ne avrebbe avuti 57. Una differenza minima accentuata solo dal confronto tra l’aspetto di Ewan McGregor e quello di Sir Alec (non certo decrepito comunque). Nel caso di Silente la questione è simile: Jude Law (45 anni) è stata una scelta anagraficamente perfetta per interpretare il Silente del 1927 (46 anni). Quello che ha fatto sorridere è stato un confronto, fatto notare ironicamente sul web, tra questo Silente e quello di 10 anni dopo (il Silente del pensatoio nel primo incontro con Tom Riddle).

In quel caso fu sempre Michael Gambon, ovviamente, ad interpretare il preside di Hogwarts, che a quei tempi aveva 56 anni. L’attore invece ne aveva ben 69, una bella differenza in questo caso. Differenza comunque spiegabile con un astuto stratagemma di cui si è parlato molto: poiché si tratta di pensieri e non flashback, è probabile che Silente si sentisse più vecchio di quanto in realtà non fosse. Proprio a sottolineare la saggezza e la serietà di uno dei maghi più potenti di sempre.

Il cliffhanger finale

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Albus Silente, Creedence (Aurelius Silente) e Gellert Grindelwald.
Da: blasting news

Ci ricolleghiamo a Silente e alle sue vicende per quella che è sicuramente l’ipotetica incongruenza più palese, ovvero l’identità del giovane Creedence. Nel finale infatti Gellert Grindelwald rivela al ragazzo di essere in realtà Aurelius Silente, fratello di Albus del quale nessuno conosceva l’esistenza. A dimostrazione di ciò ci viene portato anche l’elemento della fenice. Qui i fan si sono sbizzarriti nella ricerca di una risposta congrua alla sua esistenza: non sembra infatti esserci una collocazione temporale per la sua nascita, dato che per le vicende narrative di Kendra e Percival Silente (i genitori di Albus) sarebbe stato impossibile concepirlo. In questo caso, nonostante l’evidente incongruenza, non si può far altro che aspettare le prossime pellicole per scoprire come possa essere incastonato il tutto.

La situazione potrebbe essere spiegata in moltissimi modi: potrebbe anche trattarsi di un complotto di Grindelwald. In quel caso ovviamente ci verrebbe spiegata anche la questione della fenice (che sembra proprio essere Fanny). Sta di fatto che la sceneggiatura di Animali Fantastici è curata da colei che ha creato questo universo narrativo, quindi sembra abbastanza inutile gridare allo scandalo a questo punto della narrazione di Animali Fantastici.

Il confronto con Star Wars

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Il maestro Qui-Gon parla ad Anakin in Episodio I

Non vi è traccia di questi palesi cliffhanger, ovviamente, tra le due trilogie di Star Wars. Si può dire che tutti noi spettatori ci aspettassimo quello che poi è accaduto nella trilogia prequel: il suo scopo è stato quello di narrare le vicissitudini che hanno portato alle vicende di Una Nuova Speranza. Di incongruenze palesi tra le due trilogie possiamo annoverare, per esempio, quella del Maestro Qui-Gon: una figura totalmente assente nella trilogia originale, ma che Lucas ha comunque deciso di inserire (una mossa giusta, alla fine) per scopi narrativi. Anche se nella trilogia originale, come detto, non si fa menzione di Qui-Gon, si tratta comunque di una presenza che si può intendere in maniera “velata”.

Una nota rilevatasi poi dolente è stata la questione Midichlorian. Lucas decise infatti di portare avanti un modo tutto nuovo di intendere la Forza, più “organico” per così dire. Uno sviluppo che non ha avuto molto successo e che è rimasto relegato ad Episodio I; anche l’odierna trilogia sequel ha ripreso una strada più mistica nei confronti della Forza. A parte queste questioni, altre incongruenze riguardano alcune frasi discordanti (famosa, in questo senso, quella di Obi-Wan che dice: “non ricordo di aver mai avuto un droide”) o questioni temporali, come Leia che ricorda la sua vera madre. Nessun errore trascendentale comunque, tutte cose alle quali lo stesso Lucas ha posto più o meno rimedio con i vari rifacimenti alla trilogia originale.

Il punto focale della questione, per concludere, è proprio questo: nonostante discrepanze più o meno evidenti, come per la trilogia prequel di Star Wars anche per Animali Fantastici c’è sotto “la mano del creatore”, in questo caso la Rowling. Possiamo star certi che, una volta che questa saga spin-off/prequel si sarà conclusa, tutti i nodi verranno al pettine: sicuramente il cliffhanger finale sarà spiegato a dovere. Le altre incongruenze più o meno palesi potrebbero essere sanate o meno, ma ciò comunque non inficerà la bellezza dell’universo narrativo di Harry Potter. Proprio come le varie incongruenze di Star Wars non inficiano la bellezza delle vicende della Galassia lontana lontana.